IL BARDO

Beaumont sur Mer

A volte rimango ore ad osservare il viso di William Shakespeare. Ogni volta mi chiedo perché lo faccio. Non sono mai riuscito a capire il senso di questo mio rimanere fermo, senza muovere un muscolo. Senza muovere una parola nella mia testa. Agli inizi degli anni ottanta, mentre curavo i Testi del grande drammaturgo inglese, fui invitato a casa di un funzionario RAI.

Arrivato davanti a piazza Trilussa in Trastevere, bussai al campanello di un appartamento e una bella signora venne ad aprirmi la porta. La prima cosa che notai fu il viso a me familiare del critico teatrale polacco Jan Kott. Lo avevo conosciuto in California durante gli anni universitari. Kott, all’epoca era molto famoso per il suo libro “Shakespeare nostro contemporaneo”. Un’opera che ha avuto un grande impatto sulla critica teatrale e ha influenzato molte produzioni teatrali in tutto il mondo. È possibile accostarsi a Shakespeare come a un contemporaneo senza falsare quei valori storici dai quali tuttavia non può prescindere la lettura di un testo poetico? Non solo è possibile, risponde Jan Kott, ma è questo l’unico modo di comprendere il grande drammaturgo elisabettiano.Ed eccomi qui, triste. Una mattina afosa come le altre degli ultimi dieci giorni. Cammino per le strade di Amantea. Non posso non fermarmi quando vedo , su uno degli scaffali della biblioteca della “Guarimba” il Sonetto 3 di W. Shakespeare

“Guarda nel tuo specchio e di’ al volto che vi vediche ora è il tempo per quel volto di formarne un altro;se ora tu non ne rinnovi il fresco aspetto,inganni il mondo, e una madre privi di benedizione.Perché dov’è la donna così pura il cui insolcato grembo disdegni l’opera del tuo dissodamento?O qual è l’uomo così fatuo da voler essere la tomba dell’amor di se stesso, arrestando la sua posterità?Tu sei lo specchio di tua madre, ed ella in terimemora il leggiadro aprile del suo rigoglio;e così dalle finestre della tua vecchiaia tu vedrai,a dispetto delle rughe, questo tempo tuo dorato.Ma se tu vivi per non essere ricordato,muori solo, e la tua Immagine muore con te.”

Gigino A Pellegrini

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