Il diario di Pietruzzo 115

MELONI AL COLLE? QUALCUNO A SINISTRA GIOCA COL FUOCO

Si tornerà a votare tra due anni, sempre che Giorgia Meloni non decida altrimenti e per motivi tutti interni alla Destra. Ma a Sinistra sembra che la lezione dell’autunno 2022 non sia servita. Come è sempre avvenuto si discute su tutto. Anche su cose marginali quando, in prima battuta, l’imperativo dovrebbe essere quello di come evitare che la Ducetta vinca di nuovo. Tutto il resto si vedrà dopo.

E’ quello che in tre anni ci ha insegnato la Destra, divisa ma compatta al momento del voto. Lo è stata quando, vincendo le elezioni, ha portato Giorgia a Palazzo Chigi, e lo è stata nei momenti difficili della Legislatura. E ce ne sono stati! Eppure qualcuno dei partiti di opposizione, fra riflessioni e contro riflessioni, sta perdendo del tempo utile giocando con il fuoco. Il futuro Parlamento – se lo mettano bene in testa – sarà chiamato anche a scegliere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. Alla sconfitta del 2022 si vuole aggiungere il “capolavoro” di mandare Giorgia direttamente dal Colle Oppio al Colle, transitando nuovamente per Palazzo Chigi? Perché questa è la posta in gioco delle prossime elezioni politiche. Schlein e Conte mettano da parte le loro aspirazioni e puntino alla creazione di una larga alternativa alla Meloni, costi quel che costi. Nella costruzione di uno schieramento alternativo all’attuale maggioranza tutti i partiti, grandi e piccoli, sono importanti e non vanno messi nell’angolo ma vanno capite e accolte le esigenze di ogni componente. Romano Prodi ha battuto la Destra di Berlusconi per ben due volte, nel 1996 e nel 2006, ma non è servito a nulla perché, anche allora, gli “egoismi” miopi di alcuni alleati – prima Bertinotti e poi, sia pure con obiettivi diversi, il duo Berlusconi-Veltroni addossando la responsabilità a Clemente Mastella – lo hanno mandato a casa dopo appena due anni e restituito il ”pallino” di nuove elezioni al Centrodestra che ha stravinto. Questa volta c’è in gioco non solo la Legislatura ma soprattutto il futuro inquilino del Quirinale. Schlein, che sta ottenendo un discreto successo ma è divisiva, si deve rendere conto che rischia di finire come Prodi: impallinata dai suoi stessi compagni di cordata. Si metta l’anima in pace, sia contenta di restare alla guida del maggiore partito della Sinistra e si metta alla ricerca di un “papa straniero” in grado di federare uno schieramento alternativo alla Destra-Destra. Anche se un possibile candidato lo ha in casa e si chiama Pier Luigi Bersani. Resta il problema delle ambizioni di Giuseppe Conte che però non ha i numeri per guidare uno schieramento di riscossa. Bene, se alla segretaria del PD si chiede un passo indietro, a maggior ragione lo dovrebbe fare il Presidente dei 5 Stelle. Vuole lo scranno della seconda carica dello Stato? Lo si accontenti, tanto quella carica è stata sdoganata con Ignazio Benito La Russa. Se lo ha potuto fare il “custode” del busso di Mussolini, lo può fare con maggiore dignità Giuseppi. I numeri per battere la Destra c’erano già nel 2022 quando la Ducetta ottenne 12 milioni di voti contro i 14 delle Opposizioni che però, divise, non fecero “cartello” ed hanno perso le elezioni. E le 14 o 15 milioni di persone che ai referendum di giugno hanno “disobbedito” alle Meloni e ai La Russa andando a votare lo confermano. Numeri che reclamano un progetto per l’alternativa. Se non vogliamo, come dice Bersani, star lì a pettinare le bambole.

PdA .

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