Il diario di Pietruzzo 110

REFERENDUM: QUORUM FALLITO: URGE RIFLESSIONE

Tutto secondo previsione. Anche questa tornata referendaria è stata un flop. Ed è opportuno che nei prossimi giorni si apra una riflessione un po’ più approfondita. Ma il Presidente del Senato e la Premier non debbono sorriderne perché, da Istituzioni del Paese (seconda e quarta carica dello Stato), hanno preso in giro gli Italiani, “aggirando” la legge e quindi “giocando sporco”. Direi che con la loro “sbavatura” (per carità di Patria) istituzionale hanno dato un pessimo esempio!Quanta differente sensibilità con il Capo dello Stato che è andato a Palermo per dare un buon esempio di “partecipazione”, mentre Giorgia Meloni ha confermato il preannunciato “sgarro” istituzionale andando al seggio ma senza ritirare le cinque schede! Una “ragazzinata” da parte di chi dimentica di essere la Presidente del Consiglio di “tutti” gli italiani. Anche di quelli che hanno firmato la richiesta di referendum, di coloro che sono andati a votare esprimendosi con un “si” o un “no”, o anche limitandosi ad infilare nell’urna la scheda in bianco.Nessuno le chiedeva di essere favorevole. Sarebbe stato sufficiente che avesse ritirato le schede e, come si è detto, rimetterle nell’urna senza neppure aprirle. Ma questi sono gli attuali governanti.Passi per Giorgia Meloni, poverina, con un curriculum scolastico tutt’altro che giuridico, ma è grave che l’invito a disertare le urne sia stato predicato da un “fine” avvocato come Ignazio Benito La Russa che però si è comportato come il manzoniano Azzecca-Garbugli: trovata la legge, trovato l’inganno.

La finalità del quorum previsto dai Costituenti è infatti ben diversa: impedire ad una eventuale ristretta minoranza di votanti di far decadere un provvedimento approvato dalla maggioranza dei parlamentari. Ma è falso, come hanno voluto far credere, che legittimi l’astensione. Una cosa è non essere interessati ai quesiti e rimanere a casa (attenzione: per libera scelta) o andarsene al mare. Diverso è attivarsi per indurre i cittadini a disertare le urne: cioè a non esercitare un loro diritto costituzionale. Il “gioco sporco” di Meloni, La Russa e la “conventicola” di Colle Oppio è stato quello di affossare i cinque referendum attraverso l’escamotage “scorretto” di invitare gli elettori a non andare ai seggi ed evitare così il raggiungimento del quorum. Chi vuole infatti opporsi correttamente ad un referendum, senza sabotarlo, può votare “no” o infilare nell’urna una scheda bianca. Detto questo, al di là degli “imbroglietti” legulei della Destra-Destra, l’istituto referendario, cui in questi anni si è fatto un ricorso sproporzionato e spesso immotivato, va rivisto nella sua applicazione. Innanzitutto il quorum, che ha un significato del tutto diverso da quello che il Governo, ad usum suum, vorrebbe far credere, e solo quando gli fa comodo. In un Paese a disaffezione crescente, dove a fatica nelle varie consultazioni si riesce a toccare il 50%, la soglia di validità dovrebbe scendere al 35/40 per cento. Non solo. Le firme dovrebbero salire almeno a un milione e non si dovrebbero accorpare più di due quesiti, chiari e comprensibili anche nei centri storici delle grandi città o alla Garbatella di Roma. Cioè a tutti. E poi sarebbe opportuno che la Consulta chiarisse, anche per gli Azzecca-Garbugli saliti ai “piani alti” delle Istituzioni, la finalità “vera” del quorum. questo per evitare che i La Russa di turno… legiferino.

Che si possa contare a lungo su Sergio Mattarella.

PdA

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