RISVEGLIO DAL LETARGO

Beaumont sur Mer

I ‘demopatici’ sono persone che usano un linguaggio democratico e invocano i diritti umani solo quando serve ai propri interessi, e non quando ciò richiede autocritica o autocontrollo. Esigono livelli rigorosi di “diritti” umani, ma non applicano questi standard fondamentali per “l’altro al proprio comportamento. I demopatici più letali usano i diritti democratici per distruggere la democrazia.I demopatici si differenziano dai ‘free-rider’ della società civile; questi ultimi godono di più diritti di quanti ne concedano agli altri semplicemente per egoismo o pigrizia.

I demopatici sono fondamentalmente ostili alla concessione dei diritti altrui e disprezzano segretamente i valori del sistema di convivenza democratica (che esige tolleranza e rispetto per gli altri). Invece di partecipare al gioco, vogliono affondare la barca.I demopatici usano il gergo della società civile e dei diritti umani per convincere le loro vittime. Attraverso questo discorso progressista, i demopatici sfruttano le persone desiderose di credere che i valori civici possano risolvere il problema. A volte sono totalmente ostili alle culture in cui vivono e manipolano i diritti umani come un cavallo di Troia per entrare in città e saccheggiarla.

La demopatia persegue la distruzione del sistema (i demopatici vincono e ristabiliscono l’aristocrazia del saccheggio o della sconfitta); nel processo, distrugge la capacità stessa del sistema di produrre ciò che lo rendeva attraente per il saccheggio in primo luogo. I demopatici non considerano gli avversari come membri di una collettività a somma positiva, ma come nemici da distruggere. Nella sua fase più virulente, la demopatia è violentemente paranoica.Un’organizzazione demopatica protesta sempre contro i media che descrivono i suoi affiliati etnici/religiosi come “terroristi” (stereotipi negativi inammissibili), ma non protestano contro gli atti terroristici perpetrati dai membri del loro gruppo etnico/religioso (omicidio gratuito di civili consentito).Finché il sistema liberal-democratico sembra procedere senza troppi scossoni, i demopatici rimangono nascosti o in letargo.

Durante gli attentati di Londra, del 7 luglio 2005, una serie di esplosioni causate da attentatori suicidi che colpirono il sistema dei trasporti pubblici della capitale britannica durante l’ora di punta, mentre molte persone si recavano al lavoro. In quell’occasione il numero di demopatici rivelati dall’energia investigativa dei suoi stessi giornalisti o dalla sfacciataggine dei demopatici stessi è aumentato notevolmente. Sono privi di autocritica. Al contrario, la capacità di guardare dentro se stessi – o nella propria cultura – e di fare introspezione, di valutare il rimprovero altrui, di ammettere onestamente i propri torti anziché puntare il dito, costituisce, a mio avviso, uno dei valori morali e delle priorità più importanti di una cultura umana. Senza autocritica, non si può crescere; non si può imparare dai propri errori. Senza di essa, il nuovo trend sarà impossibile. Senza di essa, non si può entrare in empatia con “l’altro”; non si può ascoltare attentamente il punto di vista altrui.Proprio grazie all’autocritica, l’essere umano ha la capacità di entrare in un mondo più ampio, popolato da altri esseri senzienti, con cui interagire. Grazie ad essa si possono avere punti di vista diversi , altre esperienze, altri mondi. Come il socratico Montaigne, che passava in esame la condizione umana in tutti i suoi aspetti, centrali o marginali, quotidiani o insoliti, tradizionali o nuovi, vicini alla cultura del proprio paese o del tutto estranei. Si serviva di una straordinaria conoscenza dei classici per alimentare, con la loro esperienza dei fenomeni umani, la propria riflessione.Come direbbe il poeta scozzese Robert Burns, “Vederci come ci vedono gli altri”.Da tale introspezione scaturisce una tolleranza autentica: non la facile tolleranza dell’indifferenza, ma la tolleranza appassionata che sa comprendere come qualcun altro possa vedere e sperimentare il mondo in Hegel in un momento di laconica lucidità: siamo liberi solo quando concediamo la libertà agli altri.Così facendo, possiamo superare quella piaga della libertà umana, il principio che ha governato la maggior parte delle relazioni politiche e internazionali per almeno gli ultimi cinque millenni: “governare o essere governati”.

Superare quest’ultimo’imperativo paranoico richiede un lavoro costante. Altrimenti, anche le relazioni più fruttuose e reciprocamente vantaggiose possono degenerare in una spirale di sospetto e ostilità reciproci.Questo vale per i rapporti con familiari e amici, così come per i partner commerciali e i colleghi, con i vicini e i popoli confinanti. L’uomo può sfuggire al mondo in cui la guerra è la prima risposta: “saccheggiare o essere saccheggiati”. Solo con l’autocritica possiamo vivere in pace. Ciononostante l’autocritica non è facile da ottenere. Un’autocritica onesta richiede un grande coraggio emotivo; è profondamente doloroso riconoscere le nostre inadeguatezze, figuriamoci ammetterle, persino con i nostri amori più intimi. E se l’autocritica silenziosa e sussurrata è dolorosa, quanto più dolorosa è l’ammissione pubblica di debolezza, di errore, di colpa! La demopatia è all’ordine del giorno.Sul Washington Post di qualche giorno fa, uno dei fondatori di Hamas, ha scritto un editoriale intitolato “Nessuna pace senza Hamas”. Questa è una guerra dell’informazione, che cerca imbecilli ansiosi di proclamare “la pace nel nostro tempo”, senza veramente volerla, o volerla imporla alla Trump.

Gigino Adriano Pellegrini

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