
Quando Bruno Bruni mi ha invitato al “Press Tour” alla scoperta dell’Antica Monterano,un luogo immerso,quasi nascosto nella maremma laziale, mi sono chiesto:ci vado?La mia amica svizzera-peruviana Marianne Anliker in vacanza a Roma,da sempre paladina del rispetto dell’ambiente,mi ha detto,sicura,”partecipiamo”. Così è stato! E si è trattato di una scoperta davvero piacevole.Siamo arrivati in un borgo della Tuscia,(50 kilometri dalla capitale,direzione Nord- Ovest)sorto su uno sperone tufaceo tra i monti della Tolfa,i monti Sabatini e il lago di Bracciano.
L’ambiente naturale(“Territorio della Riserva “1085 ettari) e’ di rara bellezza floro-faunistica con boschi,pascoli,corsi d’acqua lungo il fiume Mignone che si mescolano ad importanti testimonianze storiche ed archeologiche che ne rendono particolarmente piacevole la visita.
Un breve percorso immersi nella vegetazione conduce ad una radura da cui le rovine dell’antico borgo si stagliano in tutta la loro magnificenza.
Terra di etruschi prima e romani poi, l’area è stata anche feudo delle famiglie Cybo, Anguillara, Orsini ed Altieri.E fu proprio sotto il pontificato di Clemente X (Papa della ricca famiglia Altieri) che Monterano raggiunse il massimo splendore.
Ad uno dei più importanti artisti del tempo, Gian Lorenzo Bernini fu infatti affidata la ristrutturazione del palazzo ducale e dell’attiguo convento di San Bonaventura.La imponente e capricciosa fontana del Leone fu costruita sulla parete rocciosa che sosteneva le mura del Palazzo Ducale. Dimostrazione del genio di Lorenzo Bernini, è uno dei monumenti più significativi dell’arte barocca.(puo’ essere considerato prototipo della fontana di Trevi a Roma.) Al momento sopra la fontana c’è una copia della statua del leone, mentre i frammenti dell’originale sono conservati nel palazzo comunale di Canale Monterano.Dopo poco meno di due secoli, Monterano venne definitivamente abbandonata nel 1799 dopo l’ennesimo saccheggio ad opera delle truppe francesi, scese a seguito di Napoleone.
L’area rende infine possibile un suggestivo percorso da fare a cavallo, strutturato con dovizia di particolari ed indicazioni dal personale del Parco,e potrebbe presto essere ambita meta per escursioni cicloturistiche.A questo proposito va ricordata una importante ricerca “sui lavori di restauro e consolidamento della zona” con prefazione del professore Giovanni Carbonara.
Per Marianne Anliker ,turista per caso,oltre alla “naturaleza”del luogo la zona rappresenta un sito culturale di importanza storica e architettonica che conserva un fascino unico scoperto anche dal cinema .E con l’ illuminazione artistica della Antica Monterano,un vera e propria “chicca”, viene rivalorizzato il senso di suggestione dell’ originario spazio urbano.
Tra le attrazioni,da non sottovalutare l’enogastronomia,una cucina tradizionale dove eccellono pappardelle al cinghiale,ribollita,trippa al sugo,pecora stufata…e per finire come” dolce”,il museo del miele.Un vero e proprio viaggio alla scoperta della vita delle api e della raccolta del miele,con una collezione di arnie dalla metà dell’ottocento ad oggi.
La descrizione dell’ambiente ed i riferimenti storici creano un cocktail di suggestioni capace di attirare l’attenzione del turista che, nell’anno giubilare, si trasforma inconsapevolmente in “pellegrino” d’elíte.
L’accuratezza nella descrizione dell’ambiente e i riferimenti storici costituiscono un cocktail di suggestioni capace di attirare l’attenzione del turista che nell’anno giubilare diventa come per incanto anche un pellegrino d’elíte
Quando l’illustre Autore di questo articolo mi ha invitato a leggerlo, ho nicchiato.
Ma ora… sono anche certa che sarà letto in Perù e in Svizzera dalla famiglia e dagli amici di Marianne.
Bella mossa…complimenti!
P.