REFERENDUM: CHI FISSA LA DATA INVITA POI A NON VOTARE
Sui cinque referendum dell’8 e del 9 giugno in materia di lavoro e di cittadinanza è necessario mettere al bando ogni ipocrisia. Prima di tutto da parte di Giorgia Meloni. E’ vero che andare a votare è un diritto e non un dovere ma suscita qualche perplessità l’invito del governo a disertare le urne in modo che i referendum non raggiungano il quorum richiesto per essere validi.
Una terribile “scivolata” di Chi , con il premierato, fa della volontà popolare il perno della propria politica. In generale qualsiasi governo di qualsiasi colore dovrebbe combattere l’astensionismo, non incentivarlo. Soprattutto se si è presentata una proposta di legge per l’elezione diretta del Presidente del Consiglio.
Se sei vegano, per coerenza, non mangi la carne. Se vuoi un premier eletto direttamente dal popolo non puoi quando ti fa comodo, come per i referendum del prossimo giugno, chiedere di non andare a votare. Fare in modo che la consultazione popolare non raggiunga il quorum significa sabotare la più importante forma di democrazia diretta visto che i cinque quesiti, ammessi dalla Corte Costituzionale, sono stati richiesti da milioni di cittadini. Numeri che, fino a qualche anno fa, l’allora partitino di Giorgia Meloni neppure si sognava. D’altra parte la crescente disaffezione alle urne è così marcata che non serviva che il Governo ci mettesse il proprio carico, tanto più che il Capo dello Stato ha ricordato proprio in questi giorni come la partecipazione politica – e quindi il voto – sia l’essenza della nostra democrazia. Ai referendum puoi votare sì o no ma l’importante è votare.
Che la Ducetta, e i suoi “camerieri”, fossero contrari, lo si era capito quando si è fatto coincidere l’appuntamento con i ballottaggi in alcuni Comuni, essendo notorio che l’affluenza, di per sé già bassa, al secondo turno diminuisce ancora. Ma anche la fissazione della data è una “contradictio in terminis”: Tu, Governo, non altri, stabilisci che si andrà a votare l’8 e il 9 giugno, e poi ti appelli al non voto? Ma dove hanno studiato questi… signori e chi li consiglia? Ed hanno la faccia tosta di chiamarla “scelta politica”… Sperano di affossarli con la mancata partecipazione e senza avere il coraggio di criticare nel merito i cinque quesiti.La memoria va a 24 anni fa quando Bettino Craxi invitò gli italiani ad andare al mare invece di votare per il referendum di Mario Segni sulla legge elettorale. Finì come finì: per il leader socialista e per la prima Repubblica.
A Giorgia Meloni qualcuno del suo Cerchio magico, magari Patrizia Scurti, segretaria particolare e moglie del suo caposcorta, lo ha ricordato?
PdA