Il diario di Pietruzzo 90

NON TUTTI I PREMIER SONO LEADER. LO E’ STATO ANCHE CONTE!

Io e Trump “siamo due leader che si rispettano”. Ha detto proprio così: “leader”. Non lo è Trump, figuriamoci lei…In un’intervista al Corriere della Sera Giorgia Meloni perde i freni inibitori e… vola alto. Ma sbaglia di grosso.

Leader infatti sono quelli che – convintamente fedeli ad una loro linea – si spendono e convincono le “Masse” (termine assai brutto ma che dà l’idea di chi “guida” e non si fa guidare) come De Gasperi negli anni del dopoguerra, Fanfani e Moro quando portarono la DC, centrista, all’incontro con i socialisti, lo stesso Pietro Nenni o Enrico Berlinguer, convinto assertore di una politica della solidarietà con i cattolici.In un Paese che, in maggioranza, vede l’immigrato come un diverso, come chi gli toglie il lavoro e non come un’opportunità per crescere insieme, ebbene leader è colui che “convince” una minoranza a “convivere”, come ha fatto per dodici anni Papa Francesco. Non Trump che vince le elezioni assecondando i peggiori istinti di una parte degli americani. Non la Meloni che, vagheggiando blocchi navali, è arrivata nel 2022 a Palazzo Chigi Leader – lo ricordi la Ducetta – è stato Martin Luther King che sventolò in punto di morte il suo sogno: superare le disuguaglianze.

Leader è stato John Kennedy che non ebbe paura a sostenere la causa dei diritti civili contro la maggioranza degli americani e che, forse anche per questo, fu ucciso.

Non è quindi leader Trump e tanto meno Giorgia Meloni che arriva a “misurare” la sua politica su quello che fa, o non fa, Matteo Salvini che della lotta agli immigrati ha fatto la sua unica bandiera elettorale. Non certo la Premier che sperpera danaro pubblico per costruire centri di detenzione fuori dell’Italia sperando – come sembra stia avvenendo – in un “benevolo” appoggio dell’Europa.E’ questa la leadership della statista della Garbatella che, a parole e non nei fatti, si dice “innamorata” dello scomparso Bergoglio?E, con lei, non sono leader i parenti e gli amici del suo “cerchio magico”, fortunati “parvenu” che hanno trovato il modo di guadagnarsi (davvero un eufemismo) la pagnotta frequentando il Parlamento, quando va bene, 3 giorni a settimana.Un giudizio che accomuna i Donzelli, i Delmastro, il “nazista” Bignami, i Foti e gran parte dei loro colleghi, di maggioranza e di opposizione.Un consiglio alla Ducetta: riprenda a studiare e ricordi che le parole sono pietre. Non le sprechi… a vanvera!

Se davvero aspira a diventare una leader, porti il Paese e soprattutto il partito sulla strada dell’accoglienza ribaltando le scemenze dette in campagna elettorale ed in questi primi anni di governo.E Salvini? Lo mantenga pure in maggioranza, per… fare numero. Ma lo isoli. Solo così avrà titolo per autodefinirsi leader!

PdA

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