DALLA SCHLEIN E DA “QUESTO” PD VITA LUNGA ALLA MELONI
Non sarà Elly Schlein, né “questo” PD, a creare problemi a Giorgia Meloni che – anche per responsabilità delle altre Opposizioni – può dormire sonni tranquilli. Sicuramente fino al 2027, ed anche dopo. Del resto, al Nazareno i “capibastone” – quelli sui quali è poi caduta la scure della “Svizzerotta” – avevano scelto un candidato più organico al “vecchio” Partito, Stefano Bonaccini. Poi sono intervenute le “Primarie” che – con il voto della gente che nella domenica del 26 febbraio 2023 passava davanti ai Gazebo con 2 euro in tasca e la firma su di un programma di adesione alla candidata “esterna”, hanno mandato all’aria quel disegno.
Sia chiaro. Non sappiamo cosa sarebbe successo con Bonaccini segretario ma alla Schlein bisogna riconoscere il merito di aver evitato una possibile frana del PD, in parte rigenerandolo, anche se non è riuscita – e non per colpa sua – a riportare al voto, nei vari turni elettorali locali, i vecchi simpatizzanti, molti dei quali, nonostante il vento di novità, hanno preferito restarsene a casa. Oggi, a seconda dei sondaggi il Partito, spaccato in due tra i “nuovi arrivati” e la vecchia guardia, sembra oscillare tra il 20 e il 22 per cento e, certo, non può impensierire la Ducetta che veleggia verso il 30%, pur alla guida di un Governo di “scappati di casa” e due vicepremier, Salvini e Tajani, in competizione fra loro e divisi su tutto: sulle ricette economiche e, soprattutto, in politica estera. Con una differenza, almeno finora, non di poco conto: Al momento di decidere la Destra, di bocca buona ed incollata alle poltrone, si ricompatta, il PD no!
Eppoi, diciamola tutta: Se la “famiglia” meloniana è impresentabile, quella del Nazareno – salvo un po’ i Provenzano, i Furfaro, gli Antonio Misani e pochi altri – non… graffia. Forse, tra qualche anno ma oggi continuano a fare notizia gli uomini della vecchia guardia: i De Luca, i Bonaccini, i Franceschini e qualche altro residuo capocorrente. Nel partito delle Primarie gli altri non contano nulla, non li ricorda nessuno, c’è solo il leader. Segno di unità e compattezza? Affatto! Perché molti mettono in discussione la linea della Segretaria.Emblematico il piano europeo annunciato da Ursula von der Leyen per fronteggiare il disimpegno Usa in Ucraina. Ebbene, Il PD ha sempre votato per l’invio di armi a Kiev anche se non tutti ne erano convinti.
Ora però la segretaria dem cambia idea, dice che “va nella direzione sbagliata”, incontrando però difficoltà in una parte importante del partito: da una parte Gentiloni che, pur non volendo fare polemiche, è favorevole al “riarmo” mentre Dario Franceschini concorda con la Segretaria secondo la quale il piano “va profondamente rivisto”.E’ solo un esempio: è questo il Partito che nel 2027 dovrebbe mandare a casa Giorgia Meloni? A proposito di compattezza, c’è da scommettere che la Premier, al contrario del PD, farà rientrare i “mal di pancia” del solito Salvini. E così fino alle elezioni.Il PD, vista anche la inaffidabilità dei 5 Stelle, ha solo una possibilità: trovare “ambasciatori” abili e… convincenti, in Marina e Pier Silvio Berlusconi, per fare di Forza Italia un Centro che polarizzi i moderati dei vari “centrini” e si allei con il PD. Un po’ come avveniva nelle correnti della DC e poi con la Margherita di Rutelli.E’ l’unico modo, forse, per rimandare a casa i “camerata” di Giorgia e del Presidente del Senato.
P d A