GIUSTIZIA: UNA RIFORMA AL SERVIZIO SOLO DELLA POLITICA
Siamo seri. Della separazione delle carriere, ai cittadini, non importa nulla o quasi. Molti non conoscono neppure la differenza tra giudici giudicanti e pubblici ministeri. La Gente chiede processi più rapidi, la certezza della pena senza sconti, carceri più vivibili con meno suicidi, politici più onesti che quando arrivano in Parlamento non ne escano con borse firmate ma si accontentino, di quelle …taroccate.
I cittadini vogliono i De Gasperi che – per andare in America – si fece prestare il cappotto da un collega perché il suo era troppo logoro, gli Einaudi che da Presidente della Repubblica divideva mezza mela con i suoi commensali, i Pertini che – per non sprecare al ristorante un vassoio di bruschette – le divise con chi scrive, addirittura alzandosi e portandomele. “Sa – diceva quasi a scusarsi – io e mia moglie ne andiamo ghiotti, ne ho chieste due ma guardi quante me ne hanno portate! Certo, una gentilezza verso il Presidente della Camera, ma è un peccato sprecarle…
”.Ci sarà pure un motivo per cui è stato il Presidente più amato dagli Italiani, con Ciampi ed ora con Mattarella! Questo vuole la Gente da chi ha votato per rappresentarla: politici onesti, che non abbiano problemi con la giustizia. Non i tanti Delmastro o le varie Santanchè che “affollano” questo Parlamento! Quella della Giustizia non è la riforma che gli italiani si aspettano da chi per ottanta anni dai banchi dell’opposizione “gridava” legalità. Giorgia Meloni finge di non capirlo e c’è il sospetto che la Destra – nel cercare di riscrivere la storia – punti ad una riforma della giustizia “punitiva” delle toghe, anche per via di alcune recenti decisioni sgradite alla politica, mettendone in pericolo la loro autonomia e indipendenza.E’ il vecchio sogno berlusconiano che il Cavaliere non è riuscito ad attuare e che la Ducetta sta ora cercando di realizzare: barattare il premierato con l’autonomia differenziata, cara alla Lega, e la “bastonata” a quei giudici che soprattutto in questi ultimi tempi le hanno dato qualche dispiacere, assoggettandoli alla politica. Il vero approdo della riforma targata Nordio.Solo che, proprio di recente, la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante si è dimostrata un “non problema”, visto che a Palermo, nel processo Open Arms, la Corte non ha accolto la richiesta di condannare Salvini a 6 anni per sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio mentre a Roma, con Delmastro, è avvenuto il contrario: 8 mesi di carcere e interdizione dai pubblici uffici per un anno.
Significativa in proposito una recente affermazione dell’avvocato Franco Coppi, tra i più noti principi del foro e con oltre cinquant’anni di carriera alle spalle: “Non ho mai perso un processo a causa della comune appartenenza di giudice e pm allo stesso ordine, mentre aspetto ancora di sapere quali vantaggi porterebbe la separazione delle carriere”.Speriamo glieli spieghi l’onorevole Giulia Buongiorno, sua allieva ai tempi del processo Andreotti, ed ora deputata della Lega di Salvini…
PdA