DOPO LO SFOGO SU “5 MINUTI” VESPA PRESIDENTE RAI?
“In ogni Stato si fanno delle cose sporchissime per la sicurezza nazionale”. Ma queste cose Bruno Vespa, nei “cinque minuti” dopo il tg1 le ha dette come giornalista televisivo, come marito della giudice Augusta Iannini con la quale verosimilmente avrà scambiato qualche opinione sulla liberazione del torturatore libico, oppure come vignaiolo? E perché queste considerazioni del suo “di fatto” portavoce, Giorgia Meloni – che un tempo Vespa avrebbe definito il suo editore di riferimento – non le ha dette agli italiani, invece del comizio contro le toghe, spiegando i “veri” motivi per i quali Almasri era stato rispedito a casa su di un volo di Stato, con buona pace del mandato di arresto della Corte penale dell’Aia che il Governo ha deliberatamente ignorato? Farlo però avrebbe significato ammettere che si è ceduto ad un vero e proprio ricatto. E – verrebbe da dire – forse perché l’ammissione non sarebbe stata funzionale al disegno della ”Furbetta” della Garbatella, lesta nel prendere al volo la notifica del procuratore Lo Voi per ribaltare i fatti e costruire un complotto che trasformasse l’atto obbligato di un Pm in una deliberata volontà di indagare. Questo le ha consentito di inasprire un violento scontro con i giudici in vista dell’inevitabile referendum sulla divisione delle carriere, ed è evidente che la Ducetta ha alzato il tiro anche per non parlare del merito del pasticcio organizzato a Palazzo Chigi. E guerra? E guerra, sia ha detto il Governo “sorpreso” per la compattezza dei magistrati durante la protesta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Del resto, non è una novità – e la polemica sui tre stop alle “deportazioni” dei migranti in Albania ne è la dimostrazione – l’insofferenza di questa Destra verso qualunque controllo della magistratura. Lasciateci lavorare perché ci ha votato il popolo – è il refrain della Premier – e i sondaggi ci danno ragione. Nessuno ci deve disturbare, nemmeno i magistrati! E come Salvini per il processo Open Arms,la Premier si dice “né preoccupata, né demoralizzata”. Meloni sa bene infatti di essere in una botte di ferro: la vicenda andrà al Tribunale dei Ministri e con ogni probabilità sarà archiviata oppure autorizzata dal Parlamento in mano alla Destra. Di qui, in un crescendo dai toni fortemente elettorali, la Ducetta assicura che non mollerà e non arretrerà di un centimetro. Ma non è così. Lo abbiamo detto e lo ripeteremo fino alla noia. Nel 2022 la sua coalizione ha ottenuto 12 milioni di voti mentre le Opposizioni, sia pure divise, 14 milioni e gli astenuti sono stati oltre i17 milioni: tre volte il risultato della Premier! Di quale Paese parla la Meloni?
PdA