MELONI: DA 2 ANNI NON HA IDEE CHIARE SU SANTANCHE’
Dice che su Daniela Santanché “non ha ancora idee chiare”. Peccato che il problema del Ministro del Turismo, la Premier se lo stia trascinando da due anni e che dal rinvio a giudizio siano già passati nove giorni. E non è il solo. Il sottosegretario Delmastro, altro fedelissimo, resta ancora al suo posto nonostante il processo per rivelazioni di segreto d’ufficio e il capodanno con sparatoria e ferimento di un uomo della scorta. Ma Giorgia Meloni è la stessa che quando era all’opposizione chiedeva le dimissioni, nel giugno 2013, per la ministra Josefa Idem per un Ici non pagata o per Federica Guidi, ministra dello sviluppo economico ma non indagata, per una telefonata al compagno su di un emendamento che avrebbe potuto favorirlo. Tutto qui? No. La Ducetta si è alzata parecchie volte nell’aula della Camera per sollecitare le dimissioni di un altro ministro, Annamaria Cancellieri, per le telefonate ai familiari del costruttore Ligresti, oppure del ministro dello sport Luca Lotti coinvolto nell’inchiesta Consip o ancora di Maria Elena Boschi per la vicenda di Banca Etruria e di Lucia Azzolina accusata di aver copiato parte della propria tesi. Si dirà che la “statista” della Garbatella era allora all’opposizione e che il suo ruolo era quello di fare le pulci alla maggioranza e al governo. Vero, ma farebbe bene oggi a non gridare ai complotti e a ricordarsi quanti “pollici verso” ha mostrato in questi ultimi dieci anni. La Santanché le sta dando una lezioncina quando dice: “male non fare, paura non avere”. Solo che Giorgia male ne ha fatto, e tanto, con tutta quelle raffica di richieste di dimissioni. Ed oggi forse quelle “pretese” da Gennaro Sangiuliano sono un po’ troppo poco! Ma la nostra Presidente del Consiglio non si arrampica sugli specchi solo per la sorte della “fidatissima” Santanché. Anche sulla liberazione del “torturatore” libico non la dice giusta capovolgendo le responsabilità e scaricando la palla alla Corte d’Appello di Roma che ne ha stabilito la scarcerazione. E perché non dice che il ministro Nordio, con la scusa di studiare le carte, ha scaricato pilatescamente la decisione alla stessa Corte? E, sempre sulla giustizia, Meloni è davvero convinta che la separazione delle carriere sia il vero problema di un Paese dove la gente fatica ad arrivare alla fine del mese, la benzina continua ad aumentare, le bollette di luce e gas sono alle stelle, gli stipendi sempre più bassi, la sanità è in brache di tela, molti giovani se ne vanno all’estero, i processi hanno una durata illimitata? Ma la separazione delle carriere che “c’azzecca” con tutto questo! O, più verosimilmente, Meloni non ha il coraggio di ammettere che si è trattato di un “contentino” a Forza Italia per consentire a Tajani di piantare bandierina berlusconiana contro i giudici, come la Lega sull’autonomia differenziata e Fratelli d’Italia sul premierato. Insomma, un mercanteggiamento per consentire a ciascun partito della coalizione di intestarsi una riforma e non avere “sorprese” sul complesso iter della “madre di tutte le riforme”, quella che interessa veramente la Ducetta!
PdA