L’ALBA DEI MEDIOCRATI

Beaumont sur Mer

Ho sognato un uomo alle prese con una inestricabile confusione; una tragedia senza cattivi, dove tutto porta verso un groviglio di violenza e ad un tuffo a capofitto giù dal mondo. Cadere e precipitare è per me fonte di grande spavento e mi riflette ansie e paure rispetto a qualcosa che nella vita ha assunto una posizione “elevata” o che sta sfuggendo al controllo degli uomini. L’uomo postumo già teorizzato da Nietzsche e Musil.
Fuori da ogni nozione usuale di tempo e di spazio, al di là di ogni limite di verosimiglianza, il progetto intrapreso condusse l’uomo alla scoperta del vuoto. Cominciò col lamentarsi di non provare più nulla, di essere insoddisfatto della propria vita nonostante tutto apparentemente andasse bene e nulla era cambiato.
Sempre più spesso lo stesso uomo dichiarava di non riuscire a provare gioia nemmeno per ciò che in passato lo rendeva felice. E così, nel tentativo di barcamenarsi in questo mondo governato da pochi, così instabile e per nulla rassicurante, pensò di provare vari metodi per capire, incluso quello di procedere per tentativi ed eliminazione di errori, come suggeriva il filosofo Karl Popper!
Vivere oggi è vivere quello che era un sogno come la poesia di Rimbaud : “Il Battello ebbro”:
“Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
L’altro inverno, più sordo di una mente infantile, Io corsi!
E le Penisole strappate dagli ormeggi
Non subirono mai sconquasso più trionfante.”
Il senso di vuoto, definito anche “emptiness”, è un’esperienza umana comune che si manifesta come una sensazione di apatia, mancanza di significato o scopo nella vita. In assenza di stimoli e obiettivi: una vita monotona, priva di sfide e di nuovi stimoli può portare a una sensazione di torpore e mancanza di senso nelle cose. La routine quotidiana può diventare pesante e priva di significato, generando un senso di vuoto e insoddisfazione. La mancanza di obiettivi chiari e di progetti per il futuro può acuire questo malessere, facendo percepire la propria esistenza come priva di direzione e valore.
Tracciata la faglia dalla quale emergono tracce di politica del popolo dalla storia delle insorgenze meridionali, si può ora cercare la sostanza di questa politica: nel farlo si può guardare alle teorie del filosofo argentino Ernesto Laclau, fra i teorici più attivi nella ricerca delle relazioni concrete tra gli agenti sociali che possano delineare la costruzione politica di un popolo. Per l’Argentino, la costruzione del popolo si delinea come “l’atto politico per antonomasia”. In particolare, si confronta la sua concezione del popolo come catena equi valenziale con la teoria marxiana della forma generale di valore e il rapporto di sussunzione che ne consegue, considerando le implicazioni di questa rilettura per la filosofia politica moderna.
L’obiettivo del percorso svolto è quello di esplorare lo scenario populista evocato da Laclau in merito alla sua originale concezione del soggetto politico, così da evidenziarne limiti e punti di forza. Secondo Laclau più la catena è ampia e più la domanda politica sarà democratica. In tutto questo “vuoto” disumanizzante che ruolo ha avuto un virus chiamato “Corona” nella storia umana: con i suoi preventivati milioni di persone morte. Un genocidio sistematico. La disumanizzazione (l’arte di non trattare gli umani in quanto tali) ha reso possibile gran parte di questa immane carneficina.
I nazisti, per esempio, chiamavano gli Ebrei “ratti” Gli Hutu coinvolti nel genocidio in Ruanda chiamavano e chiamano i Tutsi “scarafaggi”; Pol Pot, a capo dei suoi khmer rossi, chiamava le sue innumerevoli vittime semplicemente “feccia”.
Tutti siamo cresciuti convinti, al di là di quello che si vede nei cinematografi, che è molto difficile, psicologicamente, uccidere un altro essere umano. Quando accade, potrebbe essere utile capire come pochi esseri umani riescono a superare le inibizioni, profonde e naturali che permettono loro di trattare altri esseri umani come animali selvatici, parassiti o predatori pericolosi. Forse la chiave sta proprio in questo, non riconoscere gli umani come umani ; così ci rappresentava il grande poeta anglosassone T. S. Elliot
“È questo il modo in cui finisce il mondo
È questo il modo in cui finisce il mondo
È questo il modo in cui finisce il mondo
Non già con uno schianto ma con un lamento.”

Gigino A Pellegrini

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