I libri degli architetti, una trilogia di volumi scritti da Mario Pisani, per Librìa di Melfi, collana Mosaico 2022-2024
Con orgoglio VIAGGIeMONDO dedica uno spazio particolare al nostro redattore Mario Pisani, architetto, professore e giornalista
“A Pisani non manca il coraggio culturale […] l’insieme di recensioni riunite in un libro rispecchiano un altro lato delle sue qualità; quella dell’ascolto e della informazione”. È l’introduzione di Paolo Portoghesi nel primo saggio; “rapido respiro critico che individua in poche battute il nucleo del libro di cui si parla” è la singolare quanto notevole presentazione di Antonella Greco che accompagna l’ultimo saggio[1].
Il coraggio culturale, l’ascolto, l’informazione e il rapido respiro critico costituiscono quindi, per Portoghesi e Greco, le peculiarità di Mario Pisani[2], saggista critico che nel novembre 2024 ha presentato la sua trilogia nei locali dell’ex Acquario Romano, il prestigioso ed eclettico edificio della fine dell’Ottocento, sede dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e Provincia.
Si tratta di tre volumetti che si distinguono per l’essenzialità: dalle copertine scarne, senza orpelli, alla ridotta ma comoda dimensione. Il primo, con 135 recensioni, appare con una semplice intestazione senza alcun numero a seguito, quasi un timido affacciarsi nel panorama dell’editoria; di soppiatto, senza rumore, anche se gode della presentazione di Paolo Portoghesi. I successivi, il secondo con 123 recensioni (aprile 2023) e il terzo con 164 (settembre 2024), si distinguono per il numero 2 e 3 aggiunto al titolo. E ancora, nelle tre copertine a diverso colore appaiono solo tre righe: il nome dell’autore, il titolo con l’eventuale presentazione e, in piccolo in basso a destra, la casa editrice.
Fra tanta essenziale presentazione, quale la peculiarità?
Si tratta di 422 recensioni in merito a pubblicazioni anche impensabili per temi e argomenti; sono scritti dai contenuti più vari, attraverso i quali l’autore restituisce un ampio quadro della contemporaneità. A questi il Nostro ci mette del suo con accostamenti, spericolati paragoni che, abbandonando i consueti riferimenti, aggiungono un ulteriore valore all’insieme. È l’avventura ove l’affabulatore Pisani-Virgilio si trasforma in compagno di viaggio mentre ci introduce nelle suggestioni dell’interpretazione critica da restituire sinteticamente. È il taglio critico, la personale osservazione che accompagna e distingue l’insieme; è la visione che spesso infrange l’attuale conformismo in cui siamo precipitati nel tempo; sprofondati inavvertitamente? Forse, ma anche scientemente, per incuria.
Lo stesso Pisani, nella controcopertina de I libri degli architetti 2, manifesta le sue intenzioni:”il tempo trascorso nella lettura dei testi degli altri, cercando di cogliere, nella varietà degli approcci e degli sviluppi, i dati interessanti per esprimere, infine, il mio personale punto di vista che spero riuscirà ad interessare il lettore e ad ampliare il raggio d’influenza della loro lettura, non solo fra gli addetti ai lavori.”
Sono quindi tre anni di costante impegno nella selezione dei testi anche per ritrovare e costruire parametri, riferimenti, punti di certezza, elementi di confronto fra le opere, fra ciò che viene progettato e realizzato in Italia e all’Estero. E qui il quadro è impietoso. Vale, ad esempio, la scelta di Pisani di evidenziare il contributo di Domizia Mandolesi[3] sulla marginalità dell’architettura italiana in crisi dalla metà degli anni Ottanta oppure quello di Elena Granata[4] tra città masochistica e città al femminile.
Ci si chiede cosa è accaduto in questi anni nel nostro Paese, quale è stato il ruolo di gran parte degli studiosi, degli intellettuali, dei critici, delle Università e, in particolare, delle scuole di architettura e d’ingegneria e si svela la nostra incapacità a programmare, a fare squadra, a progettare il futuro delle nostre città, tutto il contrario del design italiano che viaggia sotto una buona stella.
È la leggerezza di Mario Pisani che riesce a contrabbandare libri talvolta densi, duri; è la leggerezza che mostra come sia possibile uscire da questi maledetti anni ove ci si riduce al messaggio corto, alle prime essenziali parole, a pochi semplici concetti ancor più infastiditi dalle complessità. È il buon “fiuto” sia nella scelta delle tematiche affrontate dagli autori delle pubblicazioni, sia delle stesse opere e dei progetti illustrati con cui riesce a costruire immagini innovative, spazi e orizzonti di creatività, di interessanti riscoperte. Quindi un attivatore di contagi emotivi e di affettività che conquistano e che suggeriscono letture fatalmente atte a comprendere il vissuto contemporaneo attraverso riscontri, paragoni, incresciose resistenze.
Sergio Rappino
[1] la stessa Greco già componeva, quale solerte studentessa, il duo Greco-Pisani che intervistava Portoghesi negli anni ’70 del Novecento.
[2] Già Professore Associato in Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli.
[3] Libro 3, p. 17, Domizia Mandolesi (a cura di), Architettura contemporanea. 5 interviste + 1.
[4] Libro 3, p. 69, “L’attuale crisi ambientale, intrecciata a quella del pensiero, pone al centro l’indispensabile risposta alla ‘grande cecità’ del sapere contemporaneo”. Elena Granata, Il senso delle donne per la città.
Fonte:VIAGGIeMONDO



