SULLA LOTTA ALL’EVASIONE LA “SPINA” DI SALVINI
Ancora una “capriola” di Giorgia Meloni. Sembrano infatti lontani i tempi del “pizzino di Stato” quando la segretaria di Fratelli d’Italia difendeva i commercianti infedeli.
E’ stato sufficiente entrare a Palazzo Chigi e rendersi conto che per mandare avanti la complessa macchina dello Stato le tasse …servono. E così, senza alcuna abiura quando dagli scranni dell’opposizione accusare era più facile, la Premier cambia registro. Anche perché Giorgetti dice che il piatto piange e occorre fare cassa per le necessità del Paese.
E così nei mesi scorsi si è registrato un cambio di passo verso i furbetti che le tasse non le pagano mentre pensano di farle pagare agli altri.
Dopo un primo flop del concordato, che avrebbe dovuto convincere quasi cinque milioni di partite Iva, il Governo si è lanciato in un nuovo spot che stigmatizza chi vive a carico della collettività facendo la bella vita ma evadendo le tasse, quelle che la Ducetta chiamava “pizzino di Stato”.
L’evasore viene raffigurato come un uomo facoltoso mentre ordina ostriche ed aragoste, beve champagne sperando di non pagare il conto, quando viene “beccato” da due finanzieri. Per usare una frase cara alla Meloni “la pacchia è finita”.
Ma è così? Non sembra. Almeno per Matteo Salvini che, oltre che ministro, è uno dei due vicepremier della Meloni. Il segretario della Lega, alla disperata ricerca della perduta visibilità e “disturbato” sulla destra dal generale Vannacci, rilancia la rottamazione delle cartelle esattoriali a lungo termine (10 anni), contesta il concordato fiscale e critica le migliaia di lettere inviate per l’adesione allo stesso.
Per il segretario della Lega, “se c’è uno strumento che non funziona, e penso al concordato, non bisogna inseguire gli italiani ma cambiare strumento”.
Il governo comunque non è a rischio e la nuova “impuntatura” di Salvini viene vista a via della Scrofa come l’ennesimo tentativo di “apparire” e marcare, come i gatti, il proprio territorio. Anche perché nessuno crede che il leader del Carroccio possa “segare” il ramo sul quale la Premier lo ha comodamente sistemato. Lo ha fatto nel 2019 con il Papeete e non è pensabile lo rifaccia ora. La “lezione” dovrebbe essergli bastata.
L’interrogativo, piuttosto, è se una tale ipotesi non la possa coltivare la stessa Premier, stanca dei Salvini e dei Tajani, ma ancora convinta di riprendersi con gli interessi maggioranza e Governo., riducendo gli alleati a cifre da prefisso telefonico.
PdA