FLUTTUARE NELL’UNIVERSO

Edmonton- Da un lato, credo che la storia liberale sia lungi dall’essere perfetta, che non dica la verità sull’umanità e che per sopravvivere e prosperare nel 21° secolo bisognerà andare oltre. D’altro canto, al momento il suo sistema resiste nel perseguire la sua idea di ordine globale. Inoltre, il sistema liberal democratico occidentale sembrerebbe minacciato seriamente da fanatici religiosi e nazionalisti che credono in fantasie nostalgiche ben più pericolose e dannose.
Ritornando a parlare delle cose di casa nostra, sembrerebbe che essuno ci obbliga ad assumere un incarico, ma se lo si fa – a prescindere dagli aspetti giuridici – la coscienza ci deve imporre di impegnarci al meglio delle nostre possibilità per lo svolgimento dell’attività che dobbiamo compiere. L’impegno è terribilmente molto più importante se si tratta di amministrare la cosa pubblica.
Può essere utile avere a mente alcuni punti fermi, nella consapevolezza che se l’ubbidienza la possiamo ottenere in virtù della supremazia gerarchica, l’autorevolezza la si acquisisce invece con l’esempio dell’attività realmente svolta e la dimostrazione dei risultati.
La pubblica amministrazione, per perseguire i suoi fini (ossia gli interessi della collettività) si serve non solo di soggetti, ossia di persone fisiche (i pubblici dipendenti) o giuridiche (gli enti pubblici), ma si avvale anche di un complesso di beni che, nel loro insieme, formano il patrimonio dello Stato. Sono, ‘beni pubblici’ quelli che appartengono allo Stato o ad un altro ente pubblico destinati a soddisfare in modo diretto un pubblico interesse.
Tali beni, proprio per la loro funzione d’interesse pubblico, sono assoggettati ad un regime particolare, diverso da quello che regola i beni privati. Ogni tanto serve ricordarlo a chi amministra la cosa pubblica che non è una fabbrica che ha come fine il guadagno economico.
Forse, per qualcuno chiamato ad amministrare andrebbe riconsiderata la libertà come concetto. Essa è una speculazione di cui non si hanno elementi, termini e parametri adeguati ad un suo inquadramento e per una sua definizione. In tal senso anche il libero arbitrio andrebbe ipotizzato come una concezione, un fenomeno, che non si riesce a conoscere o chiarire con lo strumento proprio della ragione e della logica.
Nel 1968, le liberal democrazie sembravano essere una specie in via di estinzione, e persino all’interno dei loro confini erano scosse da rivolte, assassini, attacchi terroristici e feroci battaglie ideologiche. Se vi è capitato di essere nel mezzo delle rivolte a Washington il giorno dopo l’assassinio di Martin Luther King, o a Parigi nel maggio del 1968, o alla Convention del partito democratico di Chicago, nell’agosto del 1968, avreste potuto benissimo pensare che la fine fosse vicina di quel sistema autoritario e borghese.
Mentre Washington, Parigi e Chicago sprofondavano nel caos, Mosca e Leningrado erano tranquille e il sistema sovietico sembrava destinato a durare per sempre. Eppure, 20 anni dopo, fu il sistema sovietico a crollare. Gli scontri degli anni ’60 rafforzarono, purtroppo, la democrazia liberale, mentre il clima soffocante nel blocco sovietico ne preannunciava la fine.
Tornando indietro di qualche secolo. Priamo re di Troia, giunto grazie ad Ermes nella tenda di Achille, chiese al “Pelide” la restituzione del corpo di Ettore, il proprio figlio, ucciso dal semidio. Quest’ultimo, colpito dal coraggio del Re di Ilio, parla del destino proponendo un’idea d’azione umana intrecciata, smossa e trasportata dal fato.
Il concetto di libertà sfuggirebbe dunque alla nostra ragione, senza poterlo imbrigliare in modo universale poiché esso potrebbe benissimo essere un elemento inesistente che noi, in quanto processi biologici, elaboriamo per necessità, per dare un significato al nostro agire, per fornire un senso alla nostra esistenza.
La libertà, è vero, potrebbe anche non esistere e noi non saremmo altro che processi biologici poiché la sua discussione non sarebbe avallabile attraverso la logica e la terminologia umana. Aristotele si spinse ben oltre nel definire l’amicizia il valore di cui l’umanità non può fare a meno. Non si può vivere senza almeno un amico che ti possa dare conforto e aiutare nel caso di bisogno, oppure semplicemente farti divertire.
Quindi dovrei dire apertamente quello che penso, rischiando che le mie parole possano essere estrapolate dal contesto e usate da demagoghi e autocrati per attaccare ulteriormente l’ordine liberale? O dovrei censurarmi? È un segno distintivo dei regimi illiberali rendere la libertà di parola più difficile anche al di fuori dei loro confini. A causa della diffusione di tali prospettive, sta diventando sempre più duro e confuso pensare in modo critico sul futuro dell’umanità.
Gigino Adriano Pellegrini

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