Il diario di Pietruzzo 43

LA SINISTRA VINCE SE UNITA E CURA I VERI PROBLEMI

il voto in Emilia Romagna e in Umbria impone alcune riflessioni: sia alle Opposizioni che agli avversari.

Fino a qualche mese fa la Sinistra era convinta, a questo turno elettorale, di fare l'en plein. Così non è stato e - soprattutto  per sua esclusiva  responsabilità - non è riuscita a riprendersi la Liguria dopo tutto quello che era avvenuto sul piano  giudiziario. A questo punto è stata la Destra a “sognare” una Caporetto per la Sinistra. Poi gli ultimi sondaggi hanno fatto un po' di chiarezza e i due schieramenti si sono duramente confrontati solo  su chi dovesse colorare di rosso o di nero  l'Umbria che la Destra ha perso, anche se sul filo di lana. 

Attenzione però: la Schlein farebbe bene a non inorgoglirsi troppo del risultato ottenuto e la Premier a non sottovalutare la sconfitta, scontata in Emilia Romagna ma non in Umbria dove, addirittura, la coalizione delle Destre – per mantenerne la guida – non ha avuto difficoltà ad imbarcarsi quel “pacioso” di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e considerato una sorta di “Trump de’ noantri.

La riflessione non è banale perché tra un anno le due coalizioni si confronteranno di nuovo su altre 6 regioni: Campania, Veneto, Toscana, Puglia, Marche e Valle d’Aosta. Un importante appuntamento con una forte valenza nazionale che i Partiti non possono affrontare con polemiche e divisi al loro interno. In particolare per quanto riguarda la Campania la segretaria Schlein dovrà stare attenta a non dividere il PD tra chi vorrebbe “pensionare” il governatore uscente De Luca e quanti invece punterebbero ad utilizzare ancora il suo bottino elettorale.

Se c’è una lezione da trarre, anche questa volta, è che gli elettori, soprattutto a sinistra, chiedono unità e chiarezza sui rispettivi programmi elettorali: Niente bandierine ideologiche né bla-bla e no ai veti. La Liguria dovrebbe insegnare qualcosa.

Altrimenti cresce la disaffezione e vincono le Destre, più attrezzate a ingoiare bocconi amari pur di non dividersi. E’ la “lezione” di Silvio Berlusconi che – per non staccare Forza Italia dalla coalizione guidata dalla Meloni – ha dovuto accettare Ignazio Benito La Russa alla presidenza del Senato. Anche se poi ha ripagato il “decido io” della Premier con un pizzino destinato a restare nella storia di questa legislatura: supponente, prepotente, arrogante, offensiva, ridicola.

Chiedere a magistrati e sindacati se qualche giudizio è fuori posto!

PdA

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