Beaumont sur Mer
Ci è stato sempre detto che l’uomo per definizione è un essere sociale: fin da quando si nasce interagisce con il prossimo e da questa interazione ottiene nutrimento emotivo ed intellettivo. Negli anni più recenti, l’interazione virtuale ha ricevuto una vertiginosa impennata, offrendo sempre più contesti e spazi di interazione condivisi che possono essere fruiti senza il diretto coinvolgimento tra masse corporee. La pandemia ed il conseguente isolamento sociale non hanno fatto altro che contribuire a sviluppare questa tendenza, evidenziando nuovi ritmi e modalità di lavorare, formarsi, interagire in generale.
Sono nato a-sistemico e non sono mai riuscito a integrarmi. Odiavo ciò che vedevo intorno a me negli umani. Con gli anni sono riuscito in qualche modo a convincermi che gli umani sono povere creature che hanno bisogno di amore e sono come sono a causa della mancanza di bene. In questi ultimi anni sto di nuovo tornando ai sentimenti della specie umana, pur essendo essa non tanto gradevole.
Naturalmente ci sono delle eccezioni, ma probabilmente non più del 10%. Bisogna guardarsi intorno: rabbia, avidità, odio, amore per il dominio e il potere, amore per sminuire gli altri e provare piacere nel vedere soffrire gli altri. Molti umani , fanno tutto questo inconsciamente per poi poter dire che avevano intenzioni diverse.
Ciò che gli umani tengono a bada sono le religioni e le leggi. I pochi potenti sono parassiti che uccidono il loro stesso pianeta! Meritano di vivere? Nemmeno al Dio cristiano frega un cazzo della sua creazione. Io direi, lasciamo che vada tutto all’inferno, ma non c’è nessun posto dove andare. L’inferno è qui e gli umani lo creano ogni secondo che passa.
Con l’avanzare della tecnologia, in particolare in campi come l’intelligenza artificiale e l’automazione, si sta sviluppando una discussione crescente sui ruoli che gli esseri umani svolgeranno nella futura forza lavoro. Mentre le macchine possono svolgere molti compiti, la necessità di creatività umana, empatia e pensiero critico rimane cruciale. Alcuni campi, come l’assistenza sanitaria, l’istruzione e le arti, si basano fortemente sull’interazione e il giudizio umani.
Ai giorni nostri, per molti aspetti simili all’epoca in cui si sperimentava un profondo senso di sfiducia verso la vita, il progresso e la ragione, in cui la mediocrità umana ha avuto il sopravvento su ogni ideologia e il relativismo ha prevalso in ogni strato sociale. Anche il rapporto fra persone di età diverse si è sensibilmente modificato.
Non c’è più il contrasto d’identità visto che i più anziani e quelli più giovani sono consapevoli del crollo di ogni ideologia assoluta; c’è però una certa incapacità di comunicare, dovuta soprattutto al profondo gap socio-culturale. In questo clima, tipico di una società fortemente fondata sul conformismo, dove non saper twittare è considerata una nuova forma di disabilità, essere “diversi” rischia allora di diventare pericoloso perché incute paura e la paura, se non la si guarda in faccia, scompagina l’esistenza.
Così un pantalone rosa può divenire oggetto ripetuto di scherno, un’improvvisa balbuzie motivo di derisione. Fino a liquidare come “bravata” la disgustosa idea di inserire una persona dalla fragile personalità in un bidone della spazzatura o quella di legare un disabile ad un albero e pubblicarne le foto su Facebook per amplificare la portata dell’umiliazione inflitta.
La vera differenza, insieme alla piena coscienza di sé e di ciò che è stato, non si raggiunge con il riso canzonatorio, bensì solo fronteggiando l’ostacolo in un confronto ad occhi aperti, indispensabile alla matura definizione di sé e alla proposta seria di un ‘contrario’ che sia davvero realizzabile. In questo ha giocato un ruolo importante il cosiddetto progresso tecnologico che si è trasformato nella espropriazione del “ricordo “e della storia che ha proclamato, a sua volta, il trionfo della cultura del nullismo in un mondo di servi e sonnambuli. L’universo della nuova tecnologia e della razionalità ha avuto come risposta un’irrazionalità diffusa e per questo del tutto impotente.
Essendo la nuova tecnologia relativamente recente, esistono poche ricerche indipendenti per stabilire le conseguenze a lungo termine, buone o cattive, dell’uso dei social media. Tuttavia, numerosi studi hanno trovato un forte legame tra i pesanti social media e un aumentato rischio di depressione, ansia, solitudine, autolesionismo e persino pensieri di addio alla vita.
Gigino Adriano Pellegrini