Beaumont sur Mer
Durante il periodo che rimasi con Mahigan, in almeno due occasioni il fuoco si impadronì della prateria e del bosco. Per proteggere le loro fattorie molti contadini del nord scavavano nella terra una lunga e profonda trincea che chiamavano “guardia del fuoco”. Ma le fiamme, alimentate dai venti, spesso riuscivano a superare questi solchi.
In quella parte del West canadese, la sopravvivenza era il primo pensiero che svegliava ogni mattina ogni uomo e donna. Chi viveva nei ranch e nelle fattorie isolate aveva sulle proprie spalle il peso di tutto ciò che succedeva. Al contrario, chi abitava nelle cittadine del West aveva a disposizione “servizi” un po’ meno primitivi ma sempre e comunque assolutamente insufficienti.
Vigeva quindi la regola del “chi fa da sé, fa per tre”. La vita nelle interminabili praterie e foreste dell’ovest canadese era ogni giorno una sofferenza, completamente l’opposto da ciò che ci è stato tramandato da film e libri in maniera romanzata. Gli uomini e le donne dovevano lottare contro ogni genere di avversità: sopravvivere però non significava solo curare le ferite o sistemare ossa rotte.
Significava anche prodigarsi per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti, mantenere la famiglia, lottare contro le malattie. La bocca di Mahigan era un fiume in piena. Gli sfortunati che rimanevano intrappolati negli spietati deserti delle “Bad Lands” nel sud dell’Alberta, potevano contare su alcuni accorgimenti in caso di immediato bisogno.
Quando per esempio rimanevano senza viveri o senz’acqua. Per poter sopravvivere e non morire di fame, una preziosa alternativa erano i pipistrelli. Venivano catturati battendo con un grosso bastone le volte delle caverne e, prima di pulirli, aspettavano fin quando i parassiti non ne abbandonavano i corpi. Quindi venivano spellati e arrostiti sul fuoco. La loro carne era bianca, tenera e deliziosa. Così mi veniva detto dal pellerossa-Trapper.
Serpenti e lucertole erano un’altra alternativa, così come i petali dei fiori. Se essi però risultavano amari o generavano un liquido incolore, si passava subito alla ricerca di qualcos’altro. La corteccia degli alberi, specialmente di betulla e salice, veniva cotta sui carboni fin quando non risultava abbastanza masticabile.
Un cibo alquanto strano era il “pemmican”, una miscela di sego, carne secca e talvolta bacche secche. Un alimento ricco di calorie, poteva essere utilizzato come componente chiave nei pasti preparati o consumato crudo. Storicamente, era una parte importante della cucina dei Cree in alcune parti del Nord-ovest canadese.
La parola deriva dalla parola Cree pimîhkân, che deriva dalla parola pimî, “grasso”. La parola Lakota (o Sioux) è wasná, che originariamente significa “grasso derivato dalle ossa del midollo”, con il wa- che crea un sostantivo, e sná si riferisce a piccoli pezzi che aderiscono a qualcosa.
Erano passati quasi trenta giorni da quando in un caffè di Peace River, avevo incontrato Mahigan. Al mattino, come quasi tutte le mattine, andavo con lui a controllare le trappole messe giù nei giorni precedenti. Avevo notato un certo disagio e fastidio sottolineato dal silenzio dell’anziano Trapper. Un silenzio che durava da circa tre giorni.
Gigino A Pellegrini