Beaumont sur Mer
Durante il mese passato con il Trapper, lo stesso mi raccontò e mi insegnò molte cose come, per esempio, camminare nel bosco per produrre il meno rumore possibile. Mi raccontò anche che andando a caccia nel nord aveva incontrato un altro popolo: gli Inuit, i discendenti di quello che gli antropologi chiamano la cultura Thule, un popolo nomade proveniente dall’Alaska occidentale e che si estese verso est.
Oggi ci sono circa 160.000 Inuit che vivono nelle regioni artiche dell’Alaska, Canada, Groenlandia e Chukotka, la Russia. L’esistenza Inuit si basa essenzialmente, sulla caccia. Il loro sostentamento e mezzi di mantenimento della vita stessa deve venire dalla propria astuzia, abilità e ingegno. In quei trenta giorni Mahigan mi parlò molto anche del suo popolo, delle loro abitudini e riti e degli orsi, in particolare del Grizzly.
Gli uomini e le donne tradizionalmente avevano ruoli molto specifici. L’uomo era il cacciatore; costruiva la slitta, strumenti e gestiva i cani o il cavallo. Le donne preparavano il cibo, gestivano il campo, curavano le pelli e con esse cucivano i vestiti. La figura dell’orso, nella mitologia di quasi ogni tribù di pellerossa nordamericani è considerata come un toccasana con impressionanti poteri magici e svolge un ruolo importante in molte cerimonie religiose.
Gli orsi sono simboli di forza e saggezza per molti nativi e sono spesso associati con la guarigione e la medicina. L’orso viene considerato uno dei sei guardiani direzionali, associato con l’Occidente e il colore blu. Mahigan mi parlò di un popolo pellerossa, gli Zunis, che attribuivano poteri di guarigione agli orsi e scolpivano con la pietra feticci dell’animale per protezione e come porta fortuna.
L’artiglio di un orso era uno dei talismani che venivano messi nei pacchetti di medicina, che i guerrieri di alcune tribù indossavano come collana. A volte il Trapper si lasciava andare e mi raccontava storie straordinarie sugli orsi. “Nel percorrere in un bosco il sentiero di un orso, inevitabilmente ci racconterà la sua lunga storia al fianco del primo popolo del nord America.” Come simbolo dei nativi, l’orso è uno spirito libero come il gran vento. Un animale enorme che si foraggia apparentemente in pace con frutti di bosco.
Gli indiani sono stati i primi a conoscere la loro ferocia, se provocati. Mahigan a volte era un vero fiume in piena: “A causa di questa tempesta potenzialmente furiosa, appena sotto la superficie dello spirito degli orsi, i nostri antenati erano estremamente prudenti e rispettosi di questo animale”.
La simbologia dell’orso è stata arricchita da osservazioni fatte dai saggi delle tribù. Queste vitali figure tribali erano da sempre portate alla comprensione più profonda di come la natura comunicava le proprie intenzioni in tutte le sue forme. “Questi saggi riuscirono a trovare i collegamenti tra uomo e bestia e da quelle associazioni arrivarono a interpretare i significati più profondi che indirizzarono i nostri antenati all’azione, e alla saggezza”.
Questo pensiero, mi raccontava il trapper, proveniva da un saggio indiano Shoshone che, deciso a colmare le differenze fra i vari mondi dell’universo, si mise a camminare in trance.
Durante il suo peregrinare, gli apparve il sito di un clan di orsi che stavano effettuando quello che sembrava essere una danza rituale. Questi non erano spiriti di orsi ma veri e propri orsi che si reggevano sulle zampe posteriori e ballavano sotto i raggi dorati del sole. Il saggio Shoshone capì che quello era una danza di ringraziamento per la guarigione e la protezione dei loro piccoli. Da quel momento in poi la tribù Shoshone ha dedicato la propria Danza del Sole, con l’orso figura centrale del rituale a simboleggiare la protezione, la forza e la continuità della progenie della tribù.
Di tutti questi racconti di Mahigan, ciò che ad oggi mi rimane è la stranezza. Forse dovuta in gran parte al suo inglese molto particolare. Durante la notte, mentre l’oscurità copriva come una coperta la prateria, e le foreste del nord dell’Alberta, un senso di solitudine si impadroniva del tepee… era durante queste notti che coyote e lupi con i loro ululati portavano il terrore nella mia persona. Dopo che giravano per i boschi, questi animali rapaci attaccavano e ferivano senza nessuna provocazione e senza pietà. Mahigan aveva la buona abitudine di tenere sempre a portata di mano un fucile, in caso di ripetuti attacchi di questi animali.
Gigino A Pellegrini