Il diario di Pietruzzo 11

I GIUDICI NON HANNO SEMPRE RAGIONE

È vero che le sentenze si rispettano ma dove sta scritto che i giudici hanno sempre ragione? Se così fosse,  non ci sarebbero tre gradi di giudizio. E alcune decisioni di questi tempi destano sconcerto.
Per una pura casualità, in pochi giorni ben tre sono le decisioni che i cittadini faticano a comprendere: gli arresti domiciliari per uno dei due ragazzi statunitensi coinvolti nell’uccisione a Roma, tra il 25 e 26 luglio del 2019, del carabiniere Mario Cerciello Rega. Leggeremo nel dispositivo della sentenza le motivazioni dei giudici ma è un fatto che la scelta lascia attoniti. A soli 5 anni dal delitto, l’italo americano Gabriel Natale sconterà il resto della pena in una bella villetta di Fregene della nonna, sorella di un magistrato, con prato all’inglese, il frinire delle cicale, a cinque minuti dal mare…
Un’altra  villa, trasformata da carcere nei più comodi domiciliari,  è quella dove, da quasi tre mesi, è “ristretto” il Governatore della Liguria Giovanni Toti accusato di corruzione, falso e voto di scambio. E colpisce che, nonostante questi pesanti capi di accusa, i pm della Procura lo abbiano autorizzato a ricevere il vice premier Matteo Salvini che si dice convinto – benché non sia un giudice e non abbia potuto leggere le carte che non ci sia pericolo di fuga e – bontà  sua – di reiterazione del reato né di inquinamento delle prove.
Ma, evidentemente, ad un politico tutto è concesso.
E la “manica larga” dei magistrati già aveva permesso a Toti di incontrare nelle scorse settimane la sua Giunta e i vertici del Partito
E che dire di una sentenza che  boccia la causa dei familiari di sette studenti morti nel terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 e li condanna a pagare le spese legali: quasi 14 milioni di euro.
A Napoli dicono “cornuti e mazziati” perché, sostengono i giudici, mancherebbe il cosiddetto “nesso casuale”. Praticamente i ragazzi sarebbero stati incauti perché si sono “fidati” dei “messaggi rassicuranti” della Commissione Grandi Rischi riunitasi all’Aquila appena cinque giorni prima del sisma. “Dormite tranquilli, dissero gli esperti, non c’è alcun pericolo, bevetevi un  bicchiere di Montepulciano”. E gli studenti si sono fidati e sono… finiti sotto le macerie del palazzo che li ospitava ed era stato “attenzionato” dai periti.
E’ chiaro che i giudici applicano la legge. Ma la legge è fatta di articoli e codicilli che vanno letti, capiti e, soprattutto, interpretati. E qui interviene il… fattore uomo che può anche sbagliare. Ecco perché il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio che, a volte, non bastano.
Dura lex, sed lex. Giusto ma anche un po’ di buon senso che, per esempio, è mancato nella sentenza per l’omicidio – ancora irrisolto – della diciottenne Serena Mollicone, ritrovata morta il 3 giugno 2001 dopo due giorni di ricerche. Nessuno pretende, in assenza di robuste prove prove, che il processo si concluda con una condanna ma neppure che ai parenti – che da venti anni chiedono giustizia – lo Stato accolli loro le spese processuali.
Ecco una riforma che il ministro Nordio, già magistrato, dovrebbe intestarsi e che i cittadini finalmente capirebbero.

PdA

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