Il diario di Pietruzzo 6

PATRIOTI, VACCINI E “URSULA”: LE SPINE NEL FIANCO DI MELONI

“Ad ognuno il suo ruolo, ora c’è maggiore chiarezza”. Fonti di Palazzo Chigi così commentano l’addio dell’ultradestra spagnola di Vox a “Yo soy Giorgia” per andare a Bruxelles con i Patrioti di Orban.
Bene. Questo in Europa, anche se le cose non sono semplici ed ancora è tutto in divenire: E in Italia? Come la mettiamo con il “patriota” Salvini, dai tempi del Papeete alla ricerca del tentativo di ribadire la propria esistenza in vita?
In questi anni, per riemergere, le ha provate tutte fino al generale Vannacci. Ma il consenso elettorale latita e l’ombra politica continua ad avvolgere lui e il “fu” Carroccio.
Ora l’indomito Don Chisciotte lombardo torna a “pungere” il fianco di Giorgia Meloni con il fido Sancio Panza, un tal Claudio Borghi, che – per un po’ di visibilità in TV e l’attenzione dei giornali – propone di trasformare in semplice raccomandazione l’obbligo vaccinale per bambini e giovani fino ai 16 anni. “Una vergogna”, la condanna pressoché unanime del mondo scientifico e prese di distanza nello stesso governo. “Siamo sempre stati per i vaccini e non cambiamo idea”, fa sapere l’altro vicepremier Antonio Tajani.
E, senza i numeri, dove va il “progetto” leghista? A puttane, verrebbe da dire!
Chiarissimo che non se ne farà nulla, perché l’emendamento sarà bocciato. Ma colpisce il “non ne sapevo nulla” del Ministro della Salute, così come sembra ne fosse all’oscuro la stessa Premier. Solo l’ennesima provocazione ad una leadership che il “Capitone” non ha mai accettato. E forse, “complice” Vannacci, anche una vena di… maschilismo.

Ed allora, per tornare alla “maggiore chiarezza” sottolineata da Palazzo Chigi per il “ben servito” di Vox, quando avverrà che la ragazzotta della Garbatella perderà la pazienza e metterà il Segretario della Lega ad un bivio: rientrare nei ranghi o, con nuove elezioni, rischiare l’irrilevanza politica?
Vero, c’è il premierato, che Lei vede come la madre di tutte le riforme. Ma c’è anche la possibilità di mandare all’aria l’autonomia regionale, e non è detto che Salvini sia nelle condizioni di mettersi contro i governatori del nord che non aspettano altro per farlo fuori.
E’ giunto il momento di rischiare. Meloni deve capire che così il Paese e il suo Governo non possono andare avanti, per cui dopo 20 mesi occorre fare la voce grossa e mettere l’Alleato riottoso con le spalle al muro.

PdA

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