IL SILENZIO DELLA MIA GENTE

Beaumont sur Mer

In un mondo in cui il redivivo autoritarismo sembra essersi impossessato di gran parte dell’Europa, ogni individuo pensante sente la necessità di schierarsi, cercando di instradare i sentimenti negli scritti ma anche nei singoli giudizi verbali.
Nella collettività la parola costituisce un potente mezzo a disposizione dell’essere umano, e, in qualsiasi ambito venga utilizzata, sia esso la politica, i media, la letteratura, la musica o la psicologia, può essere un’arma, se condiziona o limita la libertà dell’uomo, ma anche salvifica se rapportata alla capacità e alla volontà di creare rapporti interpersonali all’interno di una collettività.
In tale contesto, le parole possono, come per magia, diventare frecce, proiettili, uccelli leggendari all’inseguimento degli dei. Le parole possono diventare pesci preistorici che scoprono un segreto terrificante nel profondo degli abissi; oppure reti di pescatore, sufficientemente grandi da catturare il mondo e abbracciare i cieli.
Secondo Sigmund Freud, le parole erano in origine incantesimi, e conservano ancora oggi, il magico potere che avevano una volta. Con le parole, un essere umano può rendere un altro essere felice o portarlo alla disperazione. Usando le parole un insegnante “trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.”
Ogni conflitto sociale, ogni lotta che si ponga il problema di mettere in discussione gli assetti del potere, è anche una battaglia attorno alla lingua: riguarda come vengono definiti alcuni fenomeni, in che modo vengono identificati alcuni soggetti e descritti gli oggetti della posta in palio.
Ogni giorno che passa i Calabresi si ritrovano relegati sempre più ad interpretare un ruolo muto, subalterno allo strapotere di alcuni furbi che, approfittando della “miopia istituzionale”, pensano di muoversi a loro piacimento sul territorio demaniale e di pubblico utilizzo.
In Italia abbiamo 7.500 km di coste, che equivale alla distanza che c’è da Roma a Pechino. Con angoli di paradiso ancora da valorizzare. Le spiagge sono ad oggi occupate da 28 mila imprese balneari, dal chiosco al bagno con gazebi di design e il Wi-Fi quasi dappertutto. In Calabria negli ambiti territoriali di propria competenza l’Autorità Portuale di Vibo Marina amministra e gestisce il demanio marittimo tirrenico ed in particolare cura il rilascio di concessioni demaniali per lo svolgimento delle più svariate attività che spaziano da quelle cantieristiche, industriali, o prettamente commerciali/artigianali a quelle di carattere industriale e in genere per qualsiasi occupazione del demanio che sia richiesta in via temporanea, per motivi contingenti (ad es. cantieri edili), o in forma continuativa per la gestione delle attività consentite dalla normativa vigente.
Il titolo concessorio può essere rilasciato sotto forma di licenza o di atto formale, in relazione alla tipologia, dimensioni, durata della concessione e degli investimenti effettuati dal concessionario.
Quasi 11 anni fa sono venuto a conoscenza di una concessione rilasciata oltre 50 anni fa nel Comune di Amantea e che riguarda uno dei luoghi più belli della costa Amanteana in località Coreca. Concessione su “un’area demaniale marittima” di 1790 metri quadri ad “uso agricolo” e di dover corrispondere all’Erario “ in riconoscimento della demanialità del bene concesso……il canone di lire seimila”.
Quella concessione aveva la durata di 48 mesi con scadenza nel mese di ottobre del 1965 ed impegnava il concessionario a rinnovare la concessione dopo la naturale scadenza. Si legge sempre sulla presente concessione che “Il Comandante del Compartimento avrà però sempre facoltà di revocare la presente concessione quando lo ritenga necessario, per qualsiasi ragione, a suo insindacabile giudizio senza che il concessionario abbia diritto a compensi, indennizzi o risarcimenti di sorta…..”.
L’area in oggetto, oggi sembra essere diventata di proprietà privata e apparentemente rendendo non più valida la concessione del 1961 nella quale si legge “…tutte le opere costruite dal concessionario senza espressa autorizzazione dell’Autorità Marittima e non facilmente asportabili restano acquisite allo Stato.” C’è un imprenditore che ne rivendica la proprietà e dunque ne impedisce l’accesso a chiunque, anche dopo una inappellabile sentenza del Consiglio di Stato, che l’Amministrazione comunale di Amantea non riesce, da ben 10 mesi, a rendere esecutiva.
Forse non ho mai desiderato tanto essere amato, quanto essere capito!!!
Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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