UNA DOMENICA DI FINE GENNAIO

Beaumont sur Mer – Agli hippies della mia generazione, prima di morire, ci toccherà vedere cosa succederà alla collettività italiana fra non molto. Parlamento esautorato, cittadini e cittadine confusi da una spessa cortina fumogena innalzata. Per non parlare delle reali conseguenze che l’approvazione del disegno di legge sull’autonomia differenziata condiviso da tutto il governo porterebbe con sé. Dall’imposizione fiscale nazionale arriverebbero più soldi a quei territori che storicamente hanno già ricevuto di più, e che pretendono anche di diventare proprietari delle parti di infrastrutture nazionali che risiedono sui propri territori e non solo.

Furbescamente i sostenitori dell’autonomia differenziata hanno fatto attenzione per evitare bocciature preventive, tutte le specifiche norme attuative saranno emanate attraverso decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi chiamare in causa la Corte costituzionale potrebbe essere molto tardi rispetto a un processo che, quando avviato, difficilmente potrà essere fermato.

Potrebbe essere utile ricordare alcune nozioni del vivere in collettività a partire dai tempi che furono. La democrazia nella Grecia antica e la democrazia moderna sono diversissime rispetto al problema della libertà politica. La libertà del cittadino della polis (città-stato) consisteva nella sua frazione di sovranità. Vale a dire che la sua libertà non era concepita come uno stato di sicurezza e di indipendenza individuale, come uno ‘spazio privato’ all’interno del quale ciascun individuo era protetto dai suoi ‘diritti personali’.

L’individuo come tale era assorbito nel corpo collettivo, il polítes era chiamato ad esistere per la polis (mentre noi affermiamo l’opposto, che è lo Stato che esiste per servire i cittadini). Con questo non si vuol dire che i greci chiamassero libertà ciò che noi consideriamo oppressione. La loro libertà era interamente subordinata all’esistenza di una  comunità politica diffusa (in nessun modo equiparabile allo Stato nel senso contemporaneo del termine), tanto piccola da consentire che la libertà del singolo potesse essere affidata alla sua frazione di esercizio della sovranità.

 “La nostra costituzione – diceva Pericle – non calca l’orma di leggi straniere. Noi piuttosto siamo d’esempio agli altri senza imitarli. Il suo nome è democrazia, perché affidiamo la Città non ad un’oligarchia, ma ad una più vasta cerchia di cittadini; ma in realtà le sue leggi danno a tutti indistintamente ed equamente i medesimi diritti nella vita privata; e per quanto riguarda gli onori ognuno viene prescelto secondo la fama che gode, non per l’appartenenza all’uno o all’altro partito a preferenza del valore….. L’amore del bello non ci insegna lo sfarzo, né la cultura ci infiacchisce. La ricchezza è per noi uno stimolo di attività, non motivo di superbia loquace. ….E quando la sete di denaro e di potere prevalgono sull’etica, quando l’avidità divora l’uomo al potere e non esistono più princìpi morali su cui fare riferimento, ogni mezzo è lecito per riuscire a placarla”.

Noi, oggi, stiamo assistendo alla picconatura di una nazione, quella italiana e della sua millenaria cultura. Picconatura esercitata da una fetta considerevole e mediocre della sua popolazione composta dal potere socio-politico e affaristico che ha messo  in campo la più temibile delle sue armi formata dalla mediocrità menzognera, e con essa muove il suo assalto alla maggioranza dell’umanità non più necessaria.

I più deboli cederanno per primi, ma la sorte dell’altra minoranza è, certamente, più tragica: quella dei più consapevoli di ciò che sta accadendo, e contro di essi si accanirà la violenza del potere, fino al punto in cui soccomberanno alla menzogna ordita contro di loro. Qualche anno fa il filosofo Theodor Adorno scriveva “ La menzogna mostra di considerare l’altro a cui si mente come uno stupido e serve all’espressione del disprezzo”.

La capacità di lottare per la propria realizzazione è ciò che i Greci chiamavano areté: parlare di virtù voleva dire parlare di ciò che rende la vita umana degna di essere vissuta, ricca di significato ed esempio per gli altri. Significava anche individuare alcune peculiari abilità, come quella di sapersi decidere e di saper governare se stessi. Tra coloro che hanno cercato di specificarne ulteriormente i contenuti vi sono poeti, letterati e infine filosofi. A questi ultimi si devono i maggiori approfondimenti, tanto che nel cercare che cosa sia la virtù e nello sforzarsi di praticarla essi hanno dato vita ad una nuova branca del sapere, l’etica.

“ Il potere affida a gente con occhi da mercante di gioielli,

Offre onori a gente con l’anima d’un gestore di bordelli.

I suoi migliori figli resteranno sconosciuti,

Appariranno una volta sola per morir sulle barricate.” 

Il tragico epilogo lascia l’amaro in bocca e suscita molti interrogativi, come sembra intendere il poeta polacco Czesław Milosz, autore della citazione che prefigura   l’uomo destinato ad essere schiacciato dalla menzogna e dalla violenza del potere .

“Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall’oblio per tutto quel tempo che bisogna negare l’esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trarre vantaggio dalla realtà che viene negata… tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto.” George Orwell

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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