Spifferi di Palazzo 32

SALUTO ROMANO: LA CASSAZIONE COME PONZIO PILATO

          In molti si attendevano una parola chiara sul saluto romano, e in primis i giudici chiamati a decidere di volta in volta dopo le polemiche sull’ “adunata” di Acca Larentia. E invece la Cassazione ha emesso una sentenza che non ci ha fatto capire una mazza.

          I giornali danno interpretazioni opposte: per il Corriere della Sera il saluto romano non è reato quando è commemorativo e dà ragione all’ “avvocato” Ignazio Benito La Russa.  Repubblica e Stampa contestano la legge Scelba. Il Fatto Quotidiano parla di reato “solo se c’è il concreto pericolo di ritorno al fascismo”. Tanto per fare qualche esempio. Diciamo che la Cassazione si è comportata come Ponzio Pilato e non ha fatto assolutamente chiarezza, addossando ai giudici l’onere di decidere volta per volta a seconda delle circostanze.

          E quindi, ancora una volta, ci tocca ritornare ai politici della Prima Repubblica, senza distinzione di schieramento. Memorabile, Rossana Rossanda quando il 28 marzo 1978, nel pieno degli anni di piombo e con il Paese in subbuglio per il rapimento di Aldo Moro, ebbe l’onestà intellettuale di riconoscere che le Brigate Rosse erano parte dell’album di famiglia del PCI. Lo stesso che molti chiedono oggi ai “nuovi” neofascisti.

          Sì, perché Giorgia Meloni, allora, aveva appena 1 anno ma è anche vero che tutta la sua successiva formazione politica è avvenuta proprio negli anni di piombo, tra la fine degli anni ’60 e la prima metà del 1980, quando, dopo oltre un ventennio di “sonno”, si verificò una estremizzazione della dialettica politica con violenze di piazza sia di destra che di sinistra e la pregiudiziale emarginazione di una forza erede del fascismo che rialzava la testa e che l’estrema sinistra voleva “ricacciare nelle fogne”.

Ebbene, perché la Premier non ha mai denunciato – e non lo farà certo, almeno fino a dopo le elezioni europee – le responsabilità anche della sua “Parte” politica, come fece Gianfranco Fini? Perché la Meloni continua a tacere sulla manifestazione di Acca Larentia? Perché le è indigesto pronunciare, come il Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa, la parola antifascista, lei che pure sulla Costituzione antifascista ha “dovuto” giurare come Presidente del Consiglio?

          Chiarito che il fascismo è stato sconfitto nel 1945 come esperienza storica e che in quelle forme non ritornerà, nasce invece negli anni giovanili della Presidente del Consiglio, dalle ceneri del Movimento Sociale di Giorgio Almirante, un “neofascismo”, comunque da non sottovalutare e di facile presa sui giovani, che nelle manifestazioni esterne  riproduce palesi richiami alle simbologie fasciste: Il braccio destro alzato, il grido urlato a squarciagola di “presente” per i “camerati caduti”, il marciare posizionati a falange e con un certo ritmo come le milizie fasciste di vecchia memoria.

Ma la Premier lanciata verso il 30 per cento – che è considerata un po’ la laurea del populismo come avvenne per i 5 Stelle e la Lega prima del loro clamoroso ridimensionamento – non rinuncerà mai a quel residuo 3 per cento di nostalgici che il fascismo, quello vero, non lo hanno mai conosciuto né studiato ma che ad esso, per ignoranza, oggi si rifanno. Anche perché è parte di un DNA che lei non vorrebbe “tradire” e che fatica a scrollarsi di dosso. Almeno fino alle Europee. Anche per calcolo politico.

Poi si vedrà!

PdA

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