IL DOMANI DI COLORO CHE CI  SARANNO.

Beaumont sur Mer – In sogno ho assistito involontariamente ad un telefonata fra un padre settantenne e una amata figlia quasi quarantenne alla quale chiede scusa d’averla fatta nascere in Europa nell’anno di Chernobyl; e negli anni successivi farla crescere in un mondo di  guerre, pandemie, terremoti … e poi l’inquinamento e il clima facendole notare come  in pochi anni l’uomo sia riuscito a creare danni che hanno alterato irreversibilmente il clima per i prossimi secoli e millenni. Chiedendole ancora scusa per la povertà che aumenta a fronte di pochissimi super ricchi sempre più ricchi.

L’anziano signore continuava a chiedere scusa all’amata figlia per l’incalcolabile numero di persone che premono perché non riescono a vivere nei Paesi di provenienza. Un’Europa che cerca di respingerli chiudendoli in veri e propri campi di concentramento che non hanno nulla da invidiare ai lager nazisti. Una Europa che lascia annegare Esseri umani nel Mediterraneo. Una Europa che si definisce “culla della “Civiltà”.

Negli Stati uniti e in Europa è ormai comune l’idea che le istituzioni liberal-democratiche occidentali siano sull’orlo del fallimento. I problemi sono sotto gli occhi di tutti a cominciare dalla supremazia dell’ élite politica ed economica e sui processi decisionali e legislativi. Un  potere esecutivo svincolato dal controllo degli altri poteri, una classe politica al di sopra delle leggi e lontana dalla gente. I sistemi politici contemporanei tendono ad alienare gli individui che ne fanno parte e fanno di tutto per ostacolare qualunque tipo di cambiamento. 

Per Ludger Eversmann, filosofo e informatico tedesco, la soluzione per l’umanità passa attraverso l’appropriarsi in maniera rivoluzionaria della nuova  tecnologia, rendendola al pieno servizio della collettività. 

I nuovi media, parte integrante della nuova tecnologia, sono portatori di immagini e suoni, piuttosto che parole e pensieri, e se si consultano in solitudine o in qualche versione di qualche comunità virtuale, potrebbe essere alquanto difficile poter fare molto di più o di differente. 

A dire il vero, i nuovi media sono attualmente ancora basati su testi; ma il loro futuro è nelle immagini. Essi, in ultima analisi, sono un surrogato efficiente della televisione e del cinema, piuttosto che di libri e giornali. Lascia un po’ stupefatti ma non sorpresi nel vedere quanti computer-dipendenti usano i loro portatili per le proiezioni di film. 

Man mano che si evolvono, questi nuovi mezzi di comunicazione saranno destinati ad acquisire tutti i difetti politici preesistenti e che hanno portato il mondo sulla soglia di un conflitto mondiale. Una successione di immagini in rapido movimento non è favorevole al pensiero, ma favorisce la pubblicità, la manipolazione e la propaganda, e queste sono le caratteristiche della moderna cultura del consumo e della privatizzazione dell’ideologia politica che sostituisce governi liberal-democratici con i mercati.

Sarebbe un grave errore sottovalutare il potere delle immagini. Pochi anni orsono, gli americani negli USA venivano trattati a colpi di orribili immagini televisive provenienti dal Corno d’Africa: l’immagine del corpo straziato di un soldato americano che veniva trascinato attraverso una piazza dove un elicottero americano era precipitato in fiamme. In un solo istante, quella immagine trasformò la politica estera americana nel portare a termine e in modo poco cerimonioso l’impegno strategico americano in quella parte del mondo.

Le parole possono, naturalmente, anche ingannare, ma i film di Leni Riefenstahl colpiscono più dei testi di un Goebbels. Il film di Steven Spielberg “Il soldato Ryan” per esempio, può benissimo essere inteso come un rafforzativo del cinismo politico del nostro tempo, mentre Spielberg celebrava il coraggio quotidiano di alcuni individui ostinati, allo stesso tempo decostruiva la lotta globale della seconda guerra mondiale privatizzandone gli obiettivi e le motivazioni dei suoi protagonisti.

Oliver Stone è un caso ancora più evidente, i suoi film sono colmi di uno scetticismo buio e anti liberal-democratico. E questo è evidente anche sia nel decostruire spiegazioni ufficiali sull’ assassinio di Kennedy o della guerra in Vietnam. Il regista statunitense realizza immagini di una storia diversa da quella ufficiale fornendo una verità diversa da quella ufficiale. Spielberg e Stone hanno ovviamente un diritto, anche un dovere nel fornire attraverso le immagini una versione diversa su come guardare alla guerra o all’amministrazione Johnson, dopo l’assassinio di John Kennedy. 

Noi occidentali siamo da sempre ancorati solidamente a ciò che Aristotele chiamava logos, che ci ha permesso di imporre assetti e significati al mondo attraverso il linguaggio e ai segni che hanno dato all’essere umano un discorso comune con il quale siamo in grado di mediare i nostri interessi e trovare un mezzo per collaborare. 

Se in principio “era” la parola, e alla fine ci saranno solo immagini, la democrazia, finalmente, potrà esprimere tutta la sua semi-nascosta mostruosa natura fatta di brutalità e inganno.

Gigino A Pellegrini & G el Tarik

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