Spifferi di palazzo 14

PREMIERATO: MELONI…EREDE DI ALMIRANTE !!!

Ad un anno dalla “presa di possesso” di Palazzo Chigi  prende corpo il disegno populista e autoritario di Giorgia Meloni: portare il Paese,  elettoralmente “già” di destra, a ragionare e comportarsi “da” destra ed essere il primo Premier a cambiare radicalmente la Costituzione per rafforzare  il suo ruolo di Presidente del Consiglio e diventare titolare di un potere senza eguali nella storia del dopoguerra.

È iniziata così una strisciante marcia, pasticciata e… famelica, verso gli “avamposti” culturali della Sinistra. Allontanati – o indotti ad andarsene – personaggi “scomodi”, il primo traguardo è stato impadronirsi della Rai dove sono stati piazzati nei TG e nei programmi di intrattenimento i soliti amici “fidati”. Senza alcun riguardo per la “qualità” del prodotto e il gradimento dei telespettatori. Poi il “repulisti” ha riguardato altre storiche roccaforti.

 Finora questa è stata la preoccupazione principale di Giorgia Meloni e dei suoi “Bravi”. Ma non è chiaro perché sia urgente nell’attuale momento politico, con due guerre che stanno sconvolgendo il mondo, mettere mano anche ad uno stravolgimento del nostro sistema costituzionale. A meno che in tal modo non si vogliano silenziare i gravi problemi economici e sociali del Paese.

 Se dopo un anno, e con numeri parlamentari così solidi non arrivano dal Governo risposte adeguate, se gli sbarchi si sono più che triplicati, se in Europa veniamo considerati il fanalino di coda, la colpa non è della Costituzione ma della incapacità di una Coalizione che non se ne occupa, inventandosi alternative non proprio necessarie e, come per il premierato,  raffazzonate  e “ripescate” dall’armadio di Giorgio Almirante che, già nel 1970, predicava il superamento della repubblica parlamentare con un Capo di Governo eletto direttamente dal Popolo e, di conseguenza, con la sottomissione delle Camere all’Esecutivo

 E poi diciamola tutta: Questa Destra non sembra avere la “cultura” per mettere mano ad una Carta, fatta di pesi e contrappesi, alla quale hanno lavorato dal 1946 al 1947 fior di giuristi, professori universitari e professionisti con alle spalle anni ed anni di studi. Per carità di patria sorvoliamo poi sulle “conoscenze” giuridiche dei nuovi “aspiranti” costituenti e sulla preparazione dell’attuale classe politica costituita in gran parte da soggetti improvvisati, dei veri dilettanti allo sbaraglio. Tra di loro riusciamo ad individuare un Costantino Mortati?

No. Abbiamo da contrapporle una Maria Elisabetta Alberti Casellati che l’11 maggio 2013 si fece notare per manifestare in prima fila davanti al Palazzo di Giustizia di Milano a difesa di Silvio Berlusconi.

 E qui sorge un sospetto: che si tratti dell’ennesima operazione della Destra per distogliere l’attenzione dalle vere esigenze degli italiani e che, attraverso il Premierato forte, si punti ad un “asso pigliatutto” con la riduzione  del Parlamento ad “aule grigie e sorde”, la compressione delle funzioni del Presidente della Repubblica e della sua figura di garanzia e di rappresentante dell’unità nazionale, oltre all’accentramento di tutti i poteri su un’unica persona… “decidente”. Un unicum mai visto nelle democrazie di tutto il mondo.

 Ma la Destra non solo non ha i titoli ma neppure i numeri “giusti”  per stravolgere il nostro ordinamento costituzionale: alle elezioni dello scorso anno ha ottenuto 12 milioni di voti mentre gli “oppositori” sono stati 14 milioni e ben in 17 milioni si sono astenuti, oppure hanno votato scheda bianca o hanno annullato il voto.

Ebbene, non sono numeri che giustificano l’ambizione di Giorgia Meloni ad alterare l’architettura disegnata dai Padri costituenti e fondata tutta sul Parlamento.

Per sorvolare sul fatto che una iniziativa di questo tipo dovrebbe partire dal Parlamento e non dal Governo.

Ma nel premierato di fatto non siamo già entrati?  In un anno  questo Governo  ha varato 46 decreti legge e chiesto per 30 volte la fiducia al Parlamento. Addirittura non potrà intervenire neppure sulla manovra economica per cui, di fatto, è già esautorato. Il governo fa le leggi, le blinda, e il Parlamento – impossibilitato a discuterle – le approva. Più decisionista di così… La realtà  è che a Giorgia Meloni serve in  una proposta forte, centrata intorno al suo nome, una grande bandiera politica da sventolare da qui alle Europee e attribuirsi il merito di portarci nella terza Repubblica.

 È vero che chi vince le elezioni ha il diritto di governare ma non di stravolgere la nostra Carta costituzionale, a meno che il “sentiment” della gente non sia molto vasto.

 Ma abbiamo visto che due terzi del Paese non è  di destra!

PdA

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