Punture di spillo 273

ALLUVIONE: VINCE SALVINI PERDE MELONI

           Ci sono voluti quasi 2 mesi per mettersi d’accordo sul commissario straordinario per le zone alluvionate dell’Emilia Romagna, delle Marche e della Toscana. E questo nonostante le assicurazioni delle prime ore.

           Il primo governo della Destra ha così dimostrato, come avvenne per  il naufragio di Cutro, di non saper affrontare le emergenze. La gente a mollo,  le fabbriche invase dall’acqua, moltissime case inagibili, i campi seminati  trasformati in pozzanghere, le strade dissetante dall’acqua prima e dal fango dopo, i ponti crollati, mentre la Maggioranza litiga per 50 giorni su chi affidarsi per affrontare una situazione davvero drammatica.

           In anni passati ci si è sempre affidati al Presidente della Regione: innanzitutto perché le rogne amministrative sono tante e poi perché è la Persona  che meglio conosce il territorio e le esigenze delle popolazioni colpite: senza più casa e senza lavoro.

           Questa volta no.  Contrariamente a quanto avvenne per il terremoto del maggio 2012,  si è  preferito lasciare  gli abitanti delle Regioni a … bagnomaria in  attesa che i partiti della maggioranza si mettessero d’accordo.

           Perché? Perché tra un anno si voterà per il Parlamento europeo e in diverse regioni tra cui il Piemonte, la Sardegna, la Puglia, il Veneto e la Toscana. E Matteo Salvini, da anni in braghe di tela dopo la bravata del Papeete dell’agosto del 2019, si è fatto due calcoli sulla pelle della popolazione ed ha pensato bene di evitare che il Presidente della Regione, Stefano Bonaccini (PD), disponesse dei fondi che il governo deve ancora stanziare e potesse giocarsi la partita in chiave elettorale.

           Tutto fermo per quasi due mesi in attesa che la Lega vincesse il braccio di ferro, sotto traccia, con Giorgia Meloni che, fin dal primo momento, non aveva nulla in contrario alla nomina dell’attuale Presidente della Regione Emilia Romagna a commissario straordinario per il rilancio di un territorio messo in ginocchio dall’alluvione.

            Come l’azzeccagarbugli di manzoniana memoria, il leader (si fa per dire) della Lega puntava su un Persona “terza” osservando che l’alluvione (per il 5 per cento) ha investito anche la Toscana e le Marche.

           Roba da non credere! Eppure il Salvini ha tenuto il punto fino a quando la scelta non è caduta sul generale Francesco Paolo Figliuolo che, durante il governo Draghi, ha gestito egregiamente le vaccinazioni in periodo di covid.

           Bene, Matteo Salvini in quei mesi, sempre a caccia  di quei consensi persi al Papeete, non sembrava proprio entusiasta delle misure anti epidemia come le mascherine e le vaccinazioni. Le cronache di quel periodo sono piene di sue dichiarazioni e foto.

           Ma la politica oggi è così: dimentica presto e sulle dimenticanze crea nuovi consensi. E il segretario della Lega in questo è un vero campione. Ricordate quando da ministro dell’Interno sosteneva di “lavorare per il bene del Paese” e offriva il petto alla magistratura dicendo di voler affrontare i processi a viso aperto?

           Ebbene, proprio in questi giorni si è nascosto al Senato dietro l’immunità parlamentare per evitare il processo per insulti contro Carola Rachete, impegnata con una ONG a salvare i migranti nel Mediterraneo, avendola definita una “zecca tedesca” e “complice degli scafisti”.

           È sempre Salvini. E’ sempre lo stesso leghista che, con al stessa faccia incorniciata da una barbetta risorgimentale, tra un anno chiederà agli italiani di votarlo facendo finta di non ricordare le cose dette e le cose fatte, e confidando nelle amnesie dell’elettorato.

pdA

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