Il diario di Pietruzzo 75

PREMIERATO: LA PAURA DEL REFERENDUM FA…90

La “madre di tutte le riforme”, il premierato, fa il paio con “stiamo riscrivendo la storia” o con “la maggioranza è coesa”. Giorgia Meloni è un Bignami, parla per frasi fatte, ma ora – dopo i primi 886 giorni di governo – i nodi giungono al pettine e ci si accorge, lei per prima, di dover fare i conti con una realtà che non è la favola… raccontata agli italiani per due anni e mezzo.

Innanzitutto non c’è una vera politica economica, né una industriale, manca una strategia sul lavoro, la sanità è senza soldi, la cultura è sparita dai radar, il piano Albania sull’immigrazione è stato corretto. E poi: Il terremoto Trump con le guerre in Ucraina e a Gaza.

La “Statista” della Garbatella sa bene che fino ad oggi la strada è stata in discesa ma ha capito che arrivare alla fine naturale della legislatura non sarà facile. Di qui ogni sforzo per disinnescare le possibili mine, prima fra tutte il referendum sul premierato. La Ducetta – come avvenne con Renzi – vuole evitare di andare nel 2027 al rinnovo delle Camere con l’eventualità che gli italiani le abbiano prima bocciato la “madre di tutte le riforme” e quindi ne ha di proposito rallentato l’iter parlamentare con l’obiettivo di approvare le quattro letture costituzionali prima del voto ed il referendum solo nel 2028, dopo le elezioni politiche del 2027, a risultato comunque acquisito.Ma il provvedimento sul premierato, almeno nelle intenzioni di Giorgia Meloni, non è morto. Approvato lo scorso giugno in prima lettura al Senato, è ora fermo alla Commissione Affari Costituzionali della Camera che a maggio dovrebbe ripartire per essere votato dall’aula entro la fine dell’anno. L’iter della riforma prevede le altre due letture costituzionali nel prossimo anno insieme alla definizione di una nuova legge elettorale per arrivare al referendum , a distanza di sicurezza, solo all’inizio della futura legislatura.Uno schema nella mente della Presidente del Consiglio già nella conferenza stampa di fine/inizio anno quando disse:” vorrei arrivare alle prossime elezioni con la riforma del premierato approvata e una legge elettorale tarata su questo”. Meloni, al di là della sua sicurezza ostentata, ha paura che il referendum confermativo non passi e, per evitare che giochi un ruolo di trascinamento sulle politiche, ha studiato tempi e modi che le consentano di raggiungere l’obiettivo.E’ presto per dirlo ma la “paura” del voto dimostra è cosciente che il premierato non è nel cuore degli italiani e che non è una loro priorità.

PdA

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