Il diario di Pietruzzo 74

MOZIONI DI SFIDUCIA E SCIOPERI, ARMI SPUNTATE

In cinquant’ anni di giornalismo parlamentare non ho mai visto un ministro costretto a dimettersi per una mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. Ed è logico: la maggioranza non potrà mai consentire di uscire battuta per una iniziativa delle opposizioni che sono appunto minoranza e si ricompatta. A fronte di più di 80 mozioni presentate, solo una ha portato alle dimissioni di un Ministro: nel 1995. E riguardava l’allora Guardasigilli Filippo Mancuso. Ma perché era venuto meno il rapporto di fiducia con il governo di cui faceva parte.E, come era scontato , anche Nordio resta ben saldo al suo posto, addirittura più rafforzato: lui e il governo di Giorgia Meloni. “Se voi farete del vostro peggio – ha detto in aria di sfida – noi faremo del nostro meglio”. Eppure le Sinistre – ma anche le Destre quando erano all’opposizione – non riescono a trovare ancora uno strumento di contestazione parlamentare più efficace. Nel periodo fascista si ricorse all’ Aventino, poi negli anni della prima Repubblica si mutuò dai paesi anglosassoni il filibustering, una sorta di ostruzionismo parlamentare, dove primeggiarono grandi “parlatori” come Giorgio Almirante e i radicali di Marco Pannella.

Non si poteva leggere il testo del proprio intervento, c’era l’obbligo parlare a braccio senza divagare ma restando in argomento e mantenendosi in piedi. I vecchi giornalisti ricordano ancora quella volta in cui il presidente di turno, Luigi Preti, si fece portare un binocolo per controllare che chi parlava non si appoggiasse al banco e respinse la richiesta di Marco Boato almeno di un cappuccino. E Franco Roccella arrivò addirittura a farsi applicare un catetere per fronteggiare le naturali esigenze fisiologiche della maratona verbale. Poi intervenne la riforma dei regolamenti e il contingentamento dei tempi che sconfisse questa forma di protesta.

Quindi, al di fuori delle mozioni che si sono rivelate inutili, resterebbe solo l’occupazione in massa dell’aula. Ma con gli attuali parlamentari sembra assai difficile, soprattutto portarla avanti per giorni se non per settimane.Altrettanto spuntata, come forma di protesta, l’arma degli scioperi trasformatisi dal dopoguerra ad oggi da elemento di rivendicazione a semplice testimonianza.Difficilmente “smuovono” i datori di lavoro, pesano sulle tasche dei dipendenti e spesso non vengono capiti dai cittadini, soprattutto se indetti a ridosso dei giorni festivi.Il problema resta quindi quello di trovare forme alternative. Se in Parlamento le opposizioni si dovrebbero convincere a “sacrificarsi” con l’occupazione delle aule di Camera e Senato ad oltranza, i Sindacati dovrebbero ridurre le astensioni dal lavoro ma, una volta indette, queste dovrebbero protrarsi – come ad esempio è avvenuto in Francia – per settimane, bloccando il Paese e istituendo per tempo un “fondo cassa” al quale attingere per gli scioperanti.

La verità è che siamo diventati tutti troppo “comodoni” con i “padroni” sempre più padroni e i Nordio e le Santanchè che stanno facendo impallidire le “furbate” di Berlusconi. Una vergogna che dovrebbe spingere le opposizioni, dicono a Roma, a “dasse ‘na mossa”.

PdA

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