Il diario di Pietruzzo 73

MELONI RICORDI: DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI…

Sono due anni e mezzo che si sentono lodi sperticate alla Premier accompagnate da giudizi assai negativi sulla “compagnia di giro” che l’accompagna nel Partito e nel Governo. Come a dire: “lei è brava, peccato che…”. Ma chi ha scelto questi “compagni di merende” (pardon di viaggio) se non Giorgia Meloni? Non è capitata in via della Scrofa all’improvviso. Non è una “bimbetta”. E’ politicamente navigata. Ha 48 anni. E’ presidente di Fratelli d’Italia dal 2014 ed è entrata in Parlamento nel… lontano 2006 e siamo al 2025! Di ognuno conosce pregi (pochi) e difetti (molti). Con loro ha trascorso anni di militanza e se li è scelti, consigliata anche da quel gran marpione del Presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, il “camerata” Ignazio Benito La Russa. Addirittura, ha risposto picche a Silvio Berlusconi che – quando stava formando il governo – premeva forse per qualche nome. “Non sono ricattabile” gli rispose a brutto muso. E invece, a ben vedere, sembra che ricattabile lo sia, visto come difende degli… indifendibili! In quale altro governo starebbe resistendo così a lungo la ministra Santanchè accusata di falso in bilancio, truffa ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta? Per carità, i processi ne dimostreranno l’innocenza ma come dimenticare che la Meloni, dall’opposizione, chiedeva le dimissioni per molto meno? La Premier ricorda quando nel suo mirino sono entrati Boschi, Lotti, Idem, Guidi, Cancellieri, Azzolina? E cosa dire del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro condannato, sia pure in primo grado, per il caso Cospito e coinvolto nello sparo di capodanno dell’allora collega di partito Emanuele Pozzolo? Lasciamo stare il silenzio sul “non me ne frega un c… di quello che pensa Renzi” di Licia Ronzulli, ex infermiera e vicepresidente del Senato, perché non di Fratelli d’Italia anche se sempre della sua maggioranza. Ma un pensierino, la Ducetta, lo vuole fare sull’onorevole Giovanni Donzelli per gli insulti ad un cronista del Fatto Quotidiano (Giacomo Salvini) autore del libro “Fratelli di chat” dove il Partito della Meloni non ne esce bene. “Finché c’è questo pezzo di m..da non parlo con i giornalisti”, è sbottato il braccio destro della Meloni, prendendosela con il giornalista che aveva fatto correttamente il lavoro di chi ha una notizia e la pubblica e non con l’infame” che, dall’interno del Partito, gli aveva passato le chat interne di alcuni colleghi. E proprio “infame” è il termine usato mesi fa dalla Premier per la fuga di notizie sulla convocazione interna per l’elezione di un nuovo giudice della Corte Costituzionale. Gli sfoghi di Giorgia con i suoi parlamentari non sono inediti e tutti centrati sullo stesso argomento: la fuga di notizie ai giornali. Meloni è infatti convinta che la “talpa” che fa girare le comunicazioni si annidi all’interno di Fratelli d’Italia. E all’indomani del fallito blitz minacciò: “Io alla fine mollerò per questo. Perché fare sta vita per far eleggere sta gente anche no… L’infamia di pochi mi costringe a non avere rapporti con i gruppi parlamentari”.Appunto! Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…! Ma per ora… non molla. Una cosa è dirlo, altra farlo.

PdA

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