Il diario di Pietruzzo 69

VENTOTENE: MELONI CINICA E OPPORTUNISTICA MA NON STATISTA

E’ da qualche settimana che Giorgia Meloni, con gli occhi che le scappano dalle orbite, sta per esplodere. E delusa infatti dal non essersi ancora accreditata come “ponte” europeo con Trump e dalla ritrovata visibilità di Francia e Inghilterra, oltre alla spina nel fianco di Matteo Salvini, il suo vero “oppositore” fin da quando è nato il governo.

E proprio il segretario della Lega, che non le ha dato alcun mandato a trattare, è stata la “miccia” per l’ennesimo scontro alla Camera con l’Opposizione. In partenza per Bruxelles, la Premier ha cercato cinicamente lo scontro mediatico con la Sinistra, solo per spostare l’attenzione dai problemi che avrebbe dovuto affrontare con l’alleato di governo (Lega) e i partner europei.

Detonatore, la critica al Manifesto di Ventotene, simbolo dell’europeismo e dell’antifascismo, scritto 80 anni fa da uomini mandati dal regime al confino. Lo ha letto? Ne ha capito lo spirito? Qualcuno glielo ha “tradotto”? Non lo sappiamo. Ma è stato sufficiente per infiammare l’aula e portare sui Tg e sui giornali solo la polemica che lei scientemente ha aperto con il risultato di non parlare d’altro.Era quello che Giorgia voleva! Del resto, è la sua tecnica di salvataggio quando si trova in difficoltà: attaccare con toni da comizio. Ed una mano gliel’ha data probabilmente, nell’astuta messa in scena della critica, anche il sottosegretario Alfredo Mantovano che nel 2023 attaccò proprio il Manifesto “tanto citato, quanto non letto, tanto esaltato quanto poco meditato”.

E la Premier è pure stata coerente con la sua storia postfascista appresa nelle frequentazioni giovanili di Colle Oppio. Se ci pensiamo bene, perché Ventotene le dovrebbe piacere? Sarebbe un “no sense”. E’ sovranista, europeista a corrente alternata, non si è mai detta antifascista. Certamente non è la sua lettura preferito anche se nel 2016 – ma per il suo storico opportunismo – ne parlò bene dicendo che “i firmatari del Manifesto nel 1941 avevano le idee molto più chiare”. La polemica era con Renzi, Hollande e Merkel. Diciamo che, sottolineando che “ quella di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi non è la sua Europa” , ha preso due piccioni con una fava.

La Ragazzotta della Garbatella non si smentisce. Non le piace Ventotene perché all’Europa dei Popoli preferisce l’Europa delle Nazioni, dove ciascuno è padrone a casa sua. E vuole il premierato che cancella una Costituzione, quella italiana, anch’essa pregna di antifascismo. Eppure sulla Costituzione la Premier, il 22 ottobre 2022, ha giurato. Ma non importa. Lo ha fatto per opportunismo, per fare il Governo. Ci sono voluti due anni a mezzo perché la Ducetta gettasse la maschera e si rivelasse per quello che è: erede naturale di quel Movimento Sociale di Giorgio Almirante, segretario di redazione, tra il 1938 e 1943, della rivista “La difesa della razza”.

Più che statista – e le vicende di questi giorni lo stanno confermando – Giorgia Meloni è una Capobanda che cerca di coprire le divisioni interne anche a Fratelli d’Italia e parare le bordare di Salvini. Durerà? Certo che quello sul Manifesto di Ventotene è stato un grosso scivolone. Voluto ma dalle conseguenze imprevedibili.

PdA

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