MELONI E SCHLEIN, SEGRETARIE DI PARTITO MA NON LEADER
Il voto del Parlamento Europeo sul piano di riarmo di Ursula von der Leyen ha ridimensionato le aspettative sulle qualità “lideristiche” della Premier e della segretaria del PD sancendo l’isolamento dell’Italia in Europa.
Nel 1991 furoreggiò in Italia un film di Massimo Troisi, “Pensavo fosse amore… invece era una calesse”. Dallo scherzoso al serio, è la stessa delusione provata a Strasburgo quando ci eravamo illusi di avere in Italia, al femminile, due leader e invece… Le tanto sbandierate leadership di Giorgia Meloni e di Elly Schlein, alla prima seria prova di maturità, si sono liquefatte come neve al sole consegnandoci due “segretariucce”, anche se politiche, a parole l’una contro l’altra armate ma incapaci di emulare i Padri fondatori dell’Europa: da De Gasperi ai Firmatari del Manifesto di Ventotene.
Il voto degli europarlamentari ha registrato infatti una duplice divisione delle nostre forze politiche: sia dentro il governo, dove la Lega ha votato contro il riarmo, sia tra le Opposizioni e all’interno del loro maggiore partito, il PD, che si è spaccato tra 12 astensioni e 10 voti favorevoli. Non solo ma, sulla mozione sull’Ucraina, Fratelli d’Italia per la prima volta si è astenuta considerandola troppo dura nella parte più critica verso il Presidente americano. Alla faccia della Ducetta che schierava il governo italiano “a fianco dell’Ucraina fino alla vittoria”.
E, ancora più grave, sono state bocciate sia la proposta di rinviare il voto sia la richiesta di un vertice con gli USA che avrebbe “coronato” il desiderio della Premier di essere un “ponte” tra l’Europa e l’amministrazione americana. Ma anche la segretaria del PD ne esce con le ossa rotte: senza una chiara linea politica e con un’astensione che ha ufficializzato la spaccatura nel Partito.
Su Kiev si è verificato quello che era avvenuto quando vinse le Primarie: da una parte gli iscritti, dall’altra il “popolo” dei Gazebo. Solo che chi legittimamente aspira a candidarsi alla guida del Governo non può finire isolato. Grave se avviene all’interno del proprio eurogruppo come si è verificato a Strasburgo. Ancora più grave se, da Premier, isola il Paese in Europa. Nel 2027, ci saranno le elezioni politiche. Con quale faccia la “Ragazzotta svizzera” – se sarà ancora lei la segretaria – farà scrivere sui manifesti del PD “Schlein Premier”? Due anni saranno sufficienti per farle capire che un “vero” leader non segue la “pancia” delle piazze ma deve essere in grado di tracciare, lui, una linea politica e su di essa far convergere iscritti e simpatizzanti? E’ azzardato ricordarle che, prima di lei, lo hanno fatto statisti del calibro di Fanfani con il primo centrosinistra o Aldo Moro quando, il 28 febbraio 1978, entrò nell’auletta dei gruppi parlamentari a Montecitorio con gran parte della DC contraria a proseguire l’esperienza della solidarietà nazionale, in una forma più impegnativa sul piano parlamentare, e ne uscì con il voto favorevole dei deputati e senatori? Moro sapeva che mettere tutti d’accordo non era impresa facile ma, da “vero” vero statista, ci riuscì.
A distanza di cinquanta anni Schlein saprà indicare una chiara linea politica e, su di essa, “unire” Iscritti e Simpatizzanti”? E’ la scommessa per rimandare a casa l’attuale Destra!
PdA