DERIVA DI UN POPOLO

Beaumont sur Mer

Senza partiti politici, senza società, senza territorio: per la politica e per gli italiani non ci sarà futuro.

“Ora l’inverno del nostro scontento…”. In questo tiepido sole di marzo, tutte le fangose nuvole che incombono minacciose sulla nostra terra vengono tumulate nel ventre profondo del mare di Ulisse e sparse per le lacunose strade del Sud.Una triste realtà si presenta ai nostri occhi ed è la constatazione che per la prima volta nella storia recente i giovani meridionali si trovano di fronte a prospettive di vita peggiori di quelle che hanno avuto i loro genitori. Di certo, lo stile di vita di buona parte dei meridionali sta cambiando, dovendosi adattare a una situazione economica che indebolisce inesorabilmente le certezze passate.

Ciò che fino a pochi anni fa sembrava garantito (lavoro, pensioni, diritto di cura) non lo è più ed è presumibile che non lo sia in futuro. A risentire degli effetti della crisi sono, come sempre, le fasce più deboli della popolazione, mentre aumenta in maniera inquietante l’area grigia di coloro che si stanno impoverendo e temono di perdere la relativa agiatezza conquistata. Nel Sud il numero delle persone dipendenti dall’aiuto sociale è in aumento. L’abbassamento del livello di vita; l’impoverimento di una popolazione, hanno portato i giovani meridionali a lasciare la propria terra per lidi lontani.

Il progetto piduista-nazifascista accompagna la rivoluzione proletaria ove questa abbia iniziato il suo periodo: è il programma d’azione della borghesia; è la difesa istintiva e assoldata della classe che sta per essere spodestata. Se la rivoluzione non trionfa per il proletariato, il programma della destra allarga il suo campo di sviluppo: diventa potere, esercita il terrore bianco, la vendetta contro i vinti.il potere, i suoi succubi e le sue vittime partecipano alla logica che vede tutti complici dell’ingranaggio: la politica e la biologia concorrono a questo miscuglio di responsabilità e di passioni. Forse, sarebbe più credibile, se il potere come tale esistesse da qualche parte fuori dalle pagine come un grande pupazzo cattivo, e non avesse invece la faccia e le mani dei ricchi e dei forti, di chi fa parte di una classe sociale ben precisa, quella dei padroni, dei figli di qualcuno, dei governanti per diritto divino, degli ereditieri, dei privilegiati di vario ordine e grado, delle madame, dei principi e dei capitani di varie mafie.

Mentre i succubi e le vittime, le “torme di bipedi”, la “maramaglia amara…” di Carlo Emilio Gadda .il flusso migratorio di laureati (oltre 100.000) e professionisti continua: non trascinano più una valigia di cartone chiusa con lo spago, non indossano abiti sdruciti, ma hanno un moderno trolley e una valigetta col computer. Ma, come i loro antenati, con una la mestizia nel cuore. “…a me piace la strada col verde bruciato, magari sul tardi macchie più scure senza rugiada coi fichi d’India e le spine dei Cardi ad esempio a me piace vedere la donna nel nero nel lutto di sempre sulla sua soglia tutte le sere che aspetta il marito che torna dai campi ma come fare non soSi devo dirlo ma a chi se mai qualcuno capirà sarà senz’altro un altro come me.”I partiti politici e i padroni del mondo, in ogni modo, hanno delineato una relazione sempre più stretta. Una tendenza, tutta italiana, avviata da Silvio Berlusconi e proseguita dalla Carciofara, nell’imporre un partito personale. Tracciando un percorso irreversibile per tutti. D’altronde, se la politica è fatta da minghiette, istruite presso le università on line appartenenti alla grande famiglia berlusconiana privi di una qualsiasi ideologia politica, che hanno rimpiazzato la società e il territorio con i media e con il web; allora è legittimo temere che tutto possa cambiare.

BDopo il carnevale lungo un mese ci si sta preparando alle prossime feste: Domenica delle Palme, Pasqua, Pasquetta e Pasquone. “Perciò…. per occupare questi giorni belli ed eloquenti, sono deciso a dimostrarmi una canaglia e a odiare gli oziosi piaceri dei nostri tempi” e al posto di “Sparaballe” mi presenterò a Voi malcapitati pochi lettori: “Il Rompiballe”.

Gigino Adriano Pellegrini

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