Il diario di Pietruzzo 55

ESPULSIONE ALMASRI: EVITARE CHE PARLASSE DEI LAGER LIBICI

L’aveva “strillato” a squarcia gola in campagna elettorale: cercare gli scafisti per tutto l’orbe terraqueo . Sapeva che si sarebbe trattato di un’impresa titanica ma a lei, forgiatasi nelle segrete stanze di Colle d’Oppio, le difficoltà non l’hanno mai preoccupata. Non pensava però che il capo della polizia giudiziaria libica, Osema Almasri, accusato di torture, stupri e omicidi di migranti e con un mandato d’arresto della Corte penale dell’Aia, le si sarebbe offerto su di un piatto d’argento. A questo punto fermarlo e consegnarlo alla giustizia sarebbe stato un gioco da ragazzi. Solo che qualcuno ha ricordato alla statista della Garbatella che esiste un accordo con Tripoli, firmato da lei e dai governi precedenti, che il torturatore fermato e i suoi “miliziani” noi li paghiamo profumatamente per evitare che frotte di immigrati si riversino sulle nostre coste. Come? Con quali mezzi? Non è affare nostro. Basta che non si sappia: Ma se il libico, fermato per sbaglio o per un eccesso di zelo, restasse nelle patrie galere e sotto la giurisdizione di qualche pericolosa “toga rossa”, è possibile che parli svelando la realtà dei campi di detenzione in Libia e, per ritorsione al suo arresto, gli sbarchi potrebbero riprendere. E non è un caso che, proprio in coincidenza con il suo arresto un barcone di immigrati sia approdato nello stesso giorno a Lampedusa. Ma La Ducetta, fresca reduce dall’incoronazione di Donald Trump, non si è persa d’animo e ha riunito di urgenza a Palazzo Chigi un gabinetto di crisi affidando al duo Tajani-Nordio l’incarico di dipanare l’intricata matassa. Solo che il Ministro degli Esteri, ringalluzzito dalla “patacca” mollatagli dalla Meloni, rischia ora di aprire un contenzioso con la Corte Europea di Giustizia sostenendo che “l’Aia non è la bocca della verità” e che il Guardasigilli se l’è presa comoda ,dicendo di voler esaminare le carte. Nel frattempo il torturatore era già sul volo di stato per tornare in Libia, espulso – tiene a sottolineare il ministro Piantedosi – perché “pericoloso”. E’ azzardato pensare che i “buoni rapporti” che il Governo italiano rivendica con gli apparati libici non abbiano influito sulla decisione di non collaborare evitando di consegnare Almasri all’Aia? Il viaggio di Meloni negli Usa è durato appena una ventina di ore ma sufficienti per ascoltare il “sermone” del nuovo Presidente e “fare sua” la dottrina trumpiana sui rimpatri.

PdA

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