Edmonton – “La maggior parte delle persone umane non sa cosa sta succedendo nel mondo. E non sa neanche di non saperlo.” Noam Chomsky.
La globalizzazione delle economie pone oggi, come in passato, una serie di quesiti. Polarizza ancor più il pianeta tra Paesi ricchi e Paesi poveri o ne favorisce invece il ravvicinamento? Siamo di fronte a fenomeni nuovi o a forme nuove di problemi antichi e reversibili nel tempo, come avvenne dopo la grande crisi del 1929?
La distinzione, la netta separazione tra chi domina e usa internet, i computer e i media digitali, tra chi è inserito nella nuova economia della rete e chi non può per ragioni di reddito, di infrastrutture, di livello di sviluppo o di limiti fisici costituisce il cosiddetto “ digital divide ”, la frattura tra chi è agganciato al futuro e alle sue opportunità e chi ne è, o rischia di esserne, escluso per sempre.
“Quel che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: ‘è naturale’ in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, cosi che nulla valga come cosa immutabile”. Bertolt Brecht.
È questa la situazione in cui l’umanità si trova oggi: la rivoluzione digitale ‘promette’, attraverso i suoi sostenitori e i suoi protagonisti, di cambiare radicalmente e in meglio sia il funzionamento globale della società sia la vita degli individui. Questo naturalmente genera simmetriche paure tra quanti temono invece che tali cambiamenti si possano rivelare involuzioni e regressioni. Le tensioni ideologiche sono tanto più acute in quanto alla base del cambiamento si pone una pervasiva diffusione della tecnologia nella vita sociale.
L’avvento del digitale ha radicalmente trasformato il modo in cui vengono condotti i conflitti, dando vita ad una nuova forma di guerra dove l’informazione e le immagini diventano strumenti strategici tanto quanto le armi tradizionali. L’intelligenza artificiale, con la sua continua evoluzione, sta inoltre ridefinendo il concetto stesso di arma, introducendo strumenti con potenziali impatti devastanti. Questo scenario pone interrogativi cruciali sul rischio di un predominio della tecnologia sulla politica nei contesti bellici, una questione che richiede un attento esame nel complesso panorama delle dinamiche della guerra nel periodo digitale.
L’attuale conflitto russo-ucraino è l’evento più evidente che la guerra è cambiata – oltre a tutte le implicazioni geopolitiche, morali, economiche, energetiche e ambientali di cui poco si è discusso negli ultimi mesi. La guerra è cambiata perché la tecnologia ha assunto un ruolo più complesso a vari livelli rispetto al secolo scorso o anche solo al decennio scorso. La tecnologia entra nel conflitto bellico non più solo nella forma di armi, ma ha aperto o espanso due nuovi fronti: il fronte della guerra digitale e il fronte della guerra comunicativa.
Le conquiste della tecnica hanno in questi anni rivoluzionato il modo di pensare e la convivenza umana. E’ in atto una rivoluzione epocale, se è vero che le grandi tappe della storia sono segnate dal passaggio dal nomadismo alla stanzialità, quando le tribù nomadi di pastori si sono convertiti all’agricoltura; dall’affermarsi della macchina a vapore che ha sostituito la fatica muscolare umana; dalla comunicazione di massa e ora dall’informatizzazione interattiva, resa possibile dalla combinazione informativa elettronica e telematica, la quale ha aumentato a dismisura l’informazione, modificata la stessa logica razionale e resa possibile la fruizione di mondi virtuali.
I cyber risks i rischi cibernetici) sono diventati una delle maggiori fonti di preoccupazione a livello globale per la loro capacità di diffusione, che cresce a un ritmo molto più rapido rispetto alle capacità della maggioranza degli umani di capire e difendersi. Una considerazione che crea preoccupazione in merito a quello che possiamo attenderci per gli anni a venire, anche in considerazione del fatto che finora non si è mai registrata una vera e propria crisi globale legata al mondo di Internet.
All’inizio di questo secolo è scoppiata la bolla finanziaria dei titoli legati alla New Economy, ma i vecchi campioni sono stati sostituiti da nuovi leader che hanno scalato le classifiche di capitalizzazione borsistica.
Di fronte a questo nuovo mondo, la gente ha paura: lo vedo in giro, negli uffici, nei bar e nelle strade. Ha paura di non farcela, di non riuscir a superare le difficoltà. Vorrei tanto ricusare di esser nato in questo clima dolce, e gentile e nell’aria pestilente delle fogne …
Andarmene a spasso per il mondo con una sacca per mendicare, e una vanga per scavar la terra…. Vorrei tanto ricusare d’esser nato in Calabria governata da una moderna e spietata Eris, dea della discordia e del suo famoso pomo, animatrice di conflitti e guerre fra gli uomini. Di quella stessa Eris di cui Omero offre un illuminante ritratto, descrivendola come “una piccola cosa, all’inizio….” che cresce fino ad “avanzare a grandi falcate sulla terra, con la testa che giunge a colpire i cieli”, seminando odio fra gli uomini e acuendone le sofferenze. Forse per questo il poeta le attribuisce anche l’epiteto di “signora del dolore”.
Gigino A Pellegrini