Il diario di Pietruzzo 46

ALTRO CHE “SCHERMAGLIE”! MELONI TEME DI PERDERE CHIGI

Quando gli occhi s’infuocano e la voce, da urlata diventa tagliente, è il segnale che Giorgia Meloni potrebbe tornare allo stile comiziale. Con chi ce l’ha? con due … tarli (Salvini e Tajani) che da tempo si fanno la guerra “attaccando” il tronetto sul quale gli elettori, comunque in minoranza nel Paese, l’hanno messa due anni fa.
E la Ducetta – cha ha assaporato per i tanti viaggi nel mondo “trucco e parrucco” – ha ora la grande paura di dover lasciare palazzo Chigi. Perché sa che una volta uscita da quel portone, dovranno passare probabilmente altri 70 anni prima che un neofascista ci possa tornare.
Una congiunzione astrale come quella del 2022 non si ripeterà tanto presto. I “tarli” infatti si riproducono molto lentamente e gli italiani si saranno nel frattempo vaccinati contro la propaganda meloniana fatta solo di bugie.
La ragazzotta della Garbatella, come molte popolane, è furba e queste cose le… annusa, sforzandosi di minimizzare e ripetendo che la coalizione “è salda e coesa”.
In realtà non sembra. Anche perché, come ricorda un vecchio “lupo” della politica, “i governi non cadono mai per una spallata delle opposizioni ma per le divisioni interne”. Parliamo di Maurizio Lupi, 65 anni, segretario di Noi moderati, la quarta gamba della coalizione di governo, che la Premier, incautamente, sta cercando di attrarre nella sfera di Fratelli d’Italia ai danni proprio di Antonio Tajani, uno dei “tarli” che con Salvini non fanno dormire sonni tranquilli alla Premier.

In politica i “guastatori”  non sono mai mancati. Basti ricordare Granelli e Galloni che un giorno sì e l’altro pure, nella prima Repubblica, rompevano le scatole a Ciriaco De Mita che, una sera, sbottò: “caro Luigi caro Giovanni – disse nella sede della Sinistra di Base – non so come e non so quando, ma ve la farò pagare”.
Altri tempi e altra statura! Personaggi come Salvini e Tajani non avrebbero avuto diritto di cittadinanza e Ciriaco non li avrebbe presi neppure come lustrascarpe! Eppure Tajani, quel periodo lo ha vissuto. Sia pure da giornalista che, con taccuino in mano, cercava di strappargli qualche dichiarazione. Ma De Mita, sbagliando,  i colleghi di destra non li considerava proprio.

Meloni è un po’ come i due vicepresidenti. Il Partito cresceva e nessuno se la filava: “Passavamo dal 3 ai 5%, poi all’8 ma ero sempre la piccola fiammiferaia”. Non per Berlusconi che nel 2008 se la portò al governo come ministro per la gioventù. E questo forse l’ha… bruciata. Aveva solo 29 anni. E si spiega anche così la voglia di rivalsa, nel Partito e fuori.
Da Palazzo Chigi fanno trapelare che tutto si ricomporrà molto presto ma farebbe male la Premier a sottovalutare il gioco delle ripicche tra Lega e Forza Italia e a non vedere che la coalizione è sfilacciata. I temi di divisione ci sono: dagli extraprofitti all’autonomia, al canone Rai, alla commissione europea, allo ius scholae, alla giustizia e chi più ne ha…
Ha la statura e i collaboratori adatti per fronteggiare tutto questo?

PdA

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