MELONI COME ALBERTO SORDI: IO SO’ IO….
Può darsi che la romanità abbia contagiato, anche nei comportamenti, la ragazzotta della Garbatella con la celebre battuta di Albertone nel Marchese del Grillo.
Come leggere altrimenti la convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi sulla manovra economica dopo averla approvata velocemente a Palazzo Chigi e “blindata” nel successivo passaggio parlamentare?
Un modo poco elegante per dire a Landini e compagni: “Di voi e delle vostre istanze m’importa niente (eufemismo). Parlate, parlate. Io ho già deciso… Ma un modo anche di dare nei fatti una… anticipazione di come lei, la Ducetta, intenda il premierato.
Si obietterà che si tratta di una legge che non prevede concessioni perché il ministro Giorgetti ha già fatto salti mortali per farla quadrare. Ma questo non toglie che Giorgia, presidente di tutti gli italiani, di quelli che l’hanno votata e di quelli che non l’hanno votata, ma anche di coloro che se ne sono restati a casa, avrebbe dovuto salvare la forma: riceverli prima di decidere e renderli in qualche modo partecipi delle difficoltà del Governo.
Ma questo avrebbe scalfito il “taglio” decisionista, mussoliniano, connaturale a questa Presidente del Consiglio, che si è sempre rifiutata di dirsi antifascista perché in realtà non lo è. Anzi, pur nata in anni successivi, sembra condividere, vedendo nemici ovunque, l’idea di “molti nemici, molto onore”.
Ed in effetti gli avversari non le mancano: In primis le opposizioni ma anche gli stessi alleati, qualche “infame” interno, gli immigrati, i giornalisti, i sindacati quelli che la pensano diversamente da lei, ed ora anche Vasco Rossi.
Quale la “colpa” del rocker? Aver ricordato il padre – antifascista e deportato per due anni nel lager nazista di Dortmund nell’anniversario della morte il 31 ottobre 1979 – concordando con Luciano Canfora che il fascismo non è morto e che “sono tornati… lupi travestiti da agnelli… arroganti”. Un giudizio che si può condividere o meno ma che, in una democrazia non autoritaria qual è ancora la nostra, va rispettato.E invece no. I corifei di Giorgia lo hanno messo nel mirino. Ed è singolare che il giudizio di Vasco Rossi sia lo stesso di Berlusconi: “supponente, prepotente, ridicola” e appunto “arrogante”.
Ma contrariamente al Duce, che era “forte” di suo, la politica meloniana del rancore, la divisione tra amici e nemici, il decisionismo, sono tutti elementi che tradiscono una debolezza, propria di chi non si sente tranquillo delle posizioni raggiunte, è consapevole dei limiti dei suoi collaboratori, e teme di essere disarcionato da un momento all’altro.
Questa è la paura di Giorgia Meloni! Uscire da Palazzo Chigi per tornare al Colle Oppio!
PdA