MELONI VINCE ANCHE IN LIGURIA MA E’ SEMPRE “INCA…TA”
Giorgia Meloni sa che l’ “incazzatura”, secondo uno sperimentato cliché che le crea consenso, paga. Elettoralmente. E ne fa un modello che la porta a non apparire mai felice, anche se lo è.
Pure quando sorride, infatti, si vede che il sorriso è teso, forzato, mai naturale ben consapevole di poter contare su di un personale umano assai scadente.
In Liguria ha vinto una partita che, per come si erano messe le cose, appariva disperata. E invece ha puntato sul sindaco di Genova, lo ha imposto agli alleati “zitti e buoni”, ed ha battuto un’Opposizione che sognava, con Emilia e Umbria, il “triplete”.
Non solo ma ricorda che, ad oggi, su 12 test elettorali, la Destra ne ha vinti 11. Eppure, anche se forzatamente felice davanti all’amico Bruno Vespa, è partita lancia in resta, stile “Io so’ Giorgia e voi…”.
A disposizione per lo show un doppio palco: prima Cinque minuti e dopo Porta a Porta. A proposito di…TeleMeloni!
Ed a riceverla a via Teulada, con il Gran Ciambellano, il fedele direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini, quello del “gradino” infame. Lo stesso termine usato dalla Premier nelle scorse settimane contro qualcuno del suo Partito.
Con i capelli fintamente spettinati, da tempo diventati biondi su suggerimento di un bravo hair stylist, in un tailleur rosso fuoco in tinta con il rossetto o viceversa, la Premier ha dato sfoggio alla sua “incazzatura”.
La Ducetta ce l’ha con chi vuol far fallire il protocollo firmato con Edi Rama, anche se non è elegante la minaccia di “dissuadere” gli immigrati dal cercare di venire in Italia dicendo loro che potrebbero finire … in Albania. Vabbè che tutto è possibile ma il premier albanese accetta questa mancanza di stile? Cosa c’è sotto che non sappiamo?
Inevitabile anche l’ennesima polemica con i giudici che le metterebbero i bastoni tra le ruote, richiamandosi alla legislazione europea e le critiche al Consiglio d’Europa per l’accusa di razzismo alle nostre forze dell’ordine. Ma silenzio sull’iniziativa della Lega di chiedere un’indagine sulla “gerarchia delle leggi sovranazionali e nazionali”. Una iniziativa che riflette chiaramente l’antieuropeismo di Salvini e… non solo.
E dopo i giudici, la Premier si sfoga con i sindacati accusandoli di un “piccolissimo pregiudizio” avendo proclamato uno sciopero prima di incontrare il Governo. Solo che, questo confronto, i tre leader lo avevano chiesto prima che il governo mettesse mano alla manovra.
Ma Meloni, “incazzata”, non arretra. Vuole riscrivere la storia e, se occorre, mettere mano alla Costituzione. Premierato e separazione delle carriere nella magistratura vanno in questa direzione.
Come si vede, tante mezze verità che riportano in superficie i sospetti sulla vera natura di questo Governo di Destradestra, contrario all’originario impianto costituzionale e antieuropeista.
E le Opposizioni? Ad oggi… non pervenute!
PdA