MELONI DA DUE ANNI A PALAZZO CHIGI: PIU’ OMBRE CHE LUCI
“Supponente, prepotente, arrogante, ridicola”. E’ il giudizio di Silvio Berlusconi su Giorgia Meloni quando la Ducetta stava formando il governo.
Sono passati due anni e quei quattro aggettivi, “scolpiti” frettolosamente su di un foglietto, si sono dimostrati più che indovinati e i fatti danno ragione all’intuito del Cavaliere che, evidentemente, la conosceva bene…
Si potrebbe aggiungere anche “fortunata”, perché la sua scomparsa dopo pochi mesi ha consentito alla “ragazzotta” della Garbatella una navigazione - per quanto riguarda Forza Italia - abbastanza tranquilla. Almeno fino ad ora.
Problemi, semmai, le sono venuti dall’alleato Salvini e dall’interno della Squadra di governo: Santanchè, Del Mastro, Pozzollo, Lollobrigida, Sangiuliano, per citare i casi più eclatanti, a dimostrazione di scelte poco felici con personaggi “pescati” nel mazzo di vecchi “compagni di viaggio”, esclusivamente per fedeltà o per “vicinanza” politica. A conferma di una insicurezza che la Premier maschera con sfuriate private evitando il più possibile, confronti con i giornalisti, il suo vero terrore!
E pensare che Giorgia - come ama farsi chiamare per apparire in simbiosi con la massaia della porta accanto - aveva detto di voler puntare sul “merito” tanto da coniugarlo con l’Istruzione.
Nulla di tutto questo. Ci salviamo un poco in economia, dove non abbiamo particolare voce in capitolo e siamo costretti a delegare le scelte importanti all’Europa, mentre segniamo il passo su tutto il resto, soprattutto su scuola e sanità, ridotte allo sfascio, e “balliamo” in politica estera dove la navigazione è a fil di vento: da Biden a Trump, a Kamala Harris, di nuovo al magnate americano.
Mancano, nel Governo e nella Premier, una visione d’insieme, un progetto che, grazie anche al PNRR, consentano al Paese di decollare ed affrontare le sfide del tempo.
Ancora non tutti ne sono convinti ma stiamo pagando lo scotto di elezioni che hanno mandato a Palazzo Chigi una “ragazzina” che, dopo i primi mesi di ambientamento, si è montata la testa e si ritiene una leader.
Mai parola – se si parla di Giorgia Meloni – è stata usata tanto a sproposito in un Paese che ha avuto i Togliatti, i De Gasperi, i Nenni, i La Malfa. Certo, i tempi sono cambiati ma la Ducetta tutto può essere tranne che una leader.
Purtroppo lei ne è convinta e va a New York per ricevere disinvoltamente un premio – il Global Citizen Awards dell’Atlantic Council – in passato consegnato a personaggi del calibro di Mario Draghi e Henry Kissinger. Un raffronto che farebbe tremare a chiunque le vene nei polsi, non alla “ragazzotta” della Garbatella.
Ricordiamoci allora il giudizio tranchant di Silvio Berlusconi: supponente, prepotente, arrogante, ridicola!
PdA