IL PD DA SOLO, CON IL 24,1%, NON MANDA MELONI A CASA
Le opposizioni decidano se vogliono ancora favorire la Destra meloniana e postfascista, come nelle politiche del 2022, o attrezzarsi per mandarla a casa come propone Elly Schlein.
Le ultime elezioni dovrebbero aver insegnato che la sola testimonianza può essere utile per piantare le singole bandierine ma ti relega a subire la tracotanza di chi, accantonate le divisioni, si presenta unito al voto e vince. Pur essendo minoranza.
Per la Destra infatti, il 25 settembre, hanno votato 12 milioni di italiani mentre in 14 milioni si sono espressi per le Opposizioni che però si erano presentate divise al coto. Senza considerare che, tra astenuti, schede bianche o annullate, il “pallottoliere” del Viminale ha toccato oltre 17 milioni.
E’ partendo da questa lezione che la segretaria del PD si sta impegnando a costruire una piattaforma per l’alternativa. Senza veti e guardando a quello che può unire anziché a quello che può dividere. Un’alternativa “coerente”, da costruire “nel Paese più che nel Palazzo”.
E pragmaticamente, senza mettere troppo carne al fuoco, la segretaria del PD propone ai possibili Alleati temi che riguardano i singoli cittadini come la sanità, la scuola, lo ius scholae, il lavoro, il salario minimo, una politica industriale che punti anche sui benefici delle rinnovabili.
La Schlein ha chiuso la Festa dell’Unità con squilli di tromba avviando un “laboratorio” per l’alternativa cui Meloni ha risposto suonando le campane della Destra e chiedendo al ministro Giorgetti un “azzardo” da sbandierare nella prossima manovra: che la curva per la spesa per la sanità inizi la risalita. Le regole del patto di stabilità lo vietano? Poco importa. Il PD propone quattro miliardi in più per la sanità? la Ducetta replica subito con due. E’ il segnale che la Schlein ha colto un nervo scoperto.
E gli Alleati dell’eventuale “campo largo”? Per ora siamo alle schermaglie ma l’impressione è che, questa volta, unirsi su di un programma minimo sia possibile.
PdA