Il diario di Pietruzzo 17

I FASCISTI DI ACCA LARENTIA ANCORA LEGATI A FDI

Altro che la bomba della finta indagine su Arianna Meloni, peraltro mai esistita, e il tempo “galantuomo” ci dirà perché Il Giornale se n’è fatto portavoce! Il vero scoop lo ha fatto Il Domani che pubblica un “accordo segreto” tra i neofascisti di Acca Larentia e la “Fondazione Alleanza Nazionale” con sede in via della Scrofa 39, nello stesso palazzo di Fratelli d’Italia.
Evidentemente ha ragione Luciano Canfora secondo il quale “il fascismo non è mai morto”. Ed infatti, gira gira, l’inchiesta pubblicata oggi confermerebbe che i legami con il passato neofascista del Movimento Sociale di Giorgio Almirante non sarebbero mai stati recisi.
I fatti. Un Fondazione, strettamente legata al partito di Giorgia Meloni, avrebbe finanziato in parte l’acquisto lo scorso anno della sede di Acca Larentia per 68 mila euro. Di questi, 30 mila sarebbero arrivati proprio dalla “Fondazione Alleanza Nazionale”, dove siedono tra gli altri big come Arianna Meloni, Fabio Rampelli, Italo Bocchino e Francesco Giubilei. Il rogito sarebbe stato firmato il 6 luglio 2023 e rivela che il contributo di 30 mila euro sarebbe arrivato da una elargizione della stessa Fondazione decisa davanti ad un altro notaio il 19 maggio 2023.
Acca Larentia – che il partito della Meloni ha contribuito ad acquistare tramite la Fondazione – non è né un capriccio né una sede qualsiasi ma il luogo simbolo del MSI dove ogni anno si riuniscono migliaia di “camerati” per rendere omaggio con il saluto romano e il “presente” a coloro che sono caduti negli anni di piombo. E non è un caso che in quei 50 mq campeggino ritratti del Duce e simboli del ventennio fascista.
Si spiegherebbero così – anche in termini strumentalmente elettorali – la volontà della Premier e del Presidente del Senato a non rompere con il “loro” passato e le “reticenze” a presenziare in occasione di ricorrenze pubbliche che ricordano gli orrori del fascismo e celebrano la Costituzione repubblicana.
Ecco perché Giorgia Meloni, con la riforma del premierato, spera di “voltare pagina” gettandosi alle spalle quasi 80 anni di emarginazione.
Lo spera, ma non sarà così. Già si avvertono i primi scricchiolii di una maggioranza che non è mai stata coesa, se non per opportunismo elettorale. Basti ricordare il giudizio di Berlusconi sulla Meloni: Supponente, prepotente, arrogante e offensiva.
E’ iniziata la parabola discendente della Ducetta. Difficile che le prossime vacanze siano ancora in Puglia a 80.000 euro. L’interrogativo, semmai, riguarda il ricco guardaroba. Che fine farà?

PdA

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