Il caso Camerino….

Restaurare,
demolire,
ricostruire:
il caso Camerino

A distanza di otto anni dal sisma che ha colpito una vasta plaga fra Abruzzo,Marche e
Umbria,una città come
Camerino è ancora una città fantasma,disabitata e puntellata, in attesa di una ricostruzione che si
presenta altamente problematica, per i costi
altissimi di interventi di restauro che rispettino le
numerose emergenze monumentali, di età gotica e
rinascimentale, le restituiscano agibili e con
adeguate profilassi anti-sismiche. È una realtà
assai diffusa, che riguarda tanti altri centri, come
Visso e Norcia, con eccezione di quelli, come
Amatrice, dove le condizioni di rovina hanno
comportato una vera e propria tabula rasa, che ha
significato l’azzeramento totale della memoria
storica. Eppure bisognerebbe trarre lezione dal
devastante terremoto del Friuli del 1976, dal
paragone fra le diverse filosofie seguite a Venzone
e a Gemona, dallo sforzo eroico che nel primo caso
è stato fatto per preservare nella ricostruzione il
sapore antico della città e che nel lungo periodo ha
pagato, rendendo ancor oggi così attrattiva la
cittadina friulana. Oltre l’emergenza, che perdura
drammaticamente, è in gioco il futuro stesso di
questi territori già tendenzialmente spopolati, la
vocazione di accoglienza, nel caso di Camerino sia
turistica sia universitaria. Restaurare costa di più
che demolire e ricostruire da zero? Non è detto, ma
sono spesso i residenti, per disperazione, che
auspicano le demolizioni, anche se magari poi non
ci sono le risorse
per riedificare.
Così si rischia in
ogni caso di
OLTRE
dissipare un
L’EMERGENZA
valore aggiunto
che non sarà mai
E IN GIOCO
più recuperabile.
IL FUTURO
Oltretutto i danni
sismici hanno
DI TERRITORI
messo a nudo
CHE SPESSO
strutture più
antiche, anche di
SI SPOPOLANO
valore, in certi casi
hanno consentito
demolizioni
auspicate da tempo delle cementificazioni più
selvagge degli anni cinquanta e sessanta. È già
successo per l’edificio del Tribunale, che soffocava
e offendeva la chiesa e il convento di San
Francesco: ora hanno ritrovato la loro dimensione
monumentale. Nella sventura ci sono
paradossalmente delle opportunità che potrebbero
essere colte per riqualificare centri storici come
quello di Camerino, in presenza di un piano
ragionato che offra degli incentivi per gli interventi
di recupero di edifici di valore storico-artistico e
individui dei punti strategici da conservare per
salvaguardare la patina storica e artistica di una
città che nel Quattrocento fu capitale di una piccola
e splendida signoria, quella dei da Varano, centro
propulsivo per la pittura e per la scultura
rinascimentale. Questo è il senso di un accorato
appello inviato al commissario straordinario del
Governo
per
la
ricostruzione
dei
territori
colpiti
dal
sisma
20:n6,
il
Sen.
Guido
Castelli,
firmato
da
storici
che
a Camerino
hanno
dedicato
la
loro
vita
di
studiosi,
con
in
testa
mons.
Sandro
Corradini,
Matteo
Mazzalupi
e
don
Stefano
Carusi,
i
quali
denunciano
come
edifici
di grande
pregio,
con
arcate
gotiche
e
finestre
rinascimentali,
rischino
di
venire impunemente demoliti, in assenza anche di
un adeguato censimento. In altri tempi, nella
ricostruzione post-bellica del piano Unrra Casas,
ingegneri e architetti avevano messo a servizio le
loro ricerche sperimentali, quelle per esempio
sull’uso del cemento precompresso, per aiutare i
piani di ricostruzione. Ora l’obiettivo deve essere
qualitativo e non solo quantitativo, ché altrimenti
tanto varrebbe demolire tutto e riprogettare da
zero, e c’è esigenza di una sorveglianza della tutela,
ma pure di proposte tecnologiche d’avanguardia
che permettano di abbattere i costi degli interventi
manutentivi e di messa a norma anti-sismica su
edifici stratificati storicamente. La sfida posta da
questa situazione di stallo, che rischia di scivolare
col passare degli anni nell’anarchia frammista
dell’abbandono, delle demolizioni a tutti costi e
della ricostruzione disordinata e stravolgente,
dovrebbe essere raccolta dalla politica e da
professionisti desiderosi di offrire risposte
innovative a problemi che non possono essere
derubricati, rassegnandosi alla desertificazione
crescente di una plaga vastissima, al cuore
dell’Appennino, stupenda in termini naturalistici e
di memoria storica e artistica.

Fonte:Il Sole 24 ore

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