COSA DIREBBE ZAPATA

Beaumont sur Mer

ll sonno sparisce. La fissazione domina le notti. Le parole smettono di significare e i ricordi affiorano in mille mulinanti raffigurazioni come un fuoco di bengala in una notte senza luna.
Ho conosciuto Emilio Gatto nel 1968, quando molti di voi non erano ancora nati. Abbiamo partecipato insieme alle insoddisfazioni universitarie, alle manifestazioni contro la guerra nel Vietnam, la dittatura greca, il golpe di Pinochet in Cile; siamo stati insieme in alcune Comuni e nella Facoltà di Umanistica dell’università dell’Alberta nel West del Canada; abbiamo scritto insieme brevi note politiche, siamo stati insieme a tanti concerti. Qualche anno fa Emilio è morto e si è perso tutto quello che è successo negli ultimi decenni incluso quest’estate del 2024.
Questa nostra estate delle minacce e dello sconforto. Un paradosso, a guardare da un lato i problemi intorno a noi e dall’altro le stranezze dell’arte del governare. Servirebbero impegno e costanza. Unità e coerenza. Invece, si moltiplicano tensioni e manovrine, si accentua quell’ammoina che intorbida le acque. Impossibile tenere la barra a Sinistra.
Emilio si è perso anche la crisi del governo di Mario Draghi mandato dal grande potere finanziario facendoci toccare con mano ancora una volta il modo inconcludente del sistema politico di fronte alle emergenze sociali ed economiche, e il prevalere di mediocri calcoli elettorali nel disinteresse per le sorti del paese: il disagio della democrazia risiede nell’incapacità di fare scelte di responsabilità e sconta alla fine l’assenza della politica. Si è anche perso il governo di destra eletto.
In quest’estate del nostro scontento, resa gloriosa da questo sole magrebino,
tutte le nuvole incombono minacciose sulla nostra vita sembrano sepolte momentaneamente nel petto profondo del Mare di Ulisse.
Caro Zapata, gli direi, stiamo assistendo ad un revisionismo reazionario interno allo stesso establishment che ha aperto la strada alla democrazia autoritaria, nel mondo. Uno di quei periodi storici nei quali anche la tanto osannata “libertà” ha le sue stagioni predefinite e prevedibili. In questi ultimi anni si è assistito ad una mutazione capitalistica, uno sconvolgimento tecnologico di effetto obbligato: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri, sempre più emarginati.
Mi trovo qui davanti al pc con poche idee che mi svolazzano in testa ma le scarto tutte, a una a una, perché temo non possano aiutarmi a trasmettervi la grandezza di Emilio Gatto. A volte le parole sono inadeguate e credo che questa sia una di quelle volte. Mentre leggevo queste poche righe il mio cuore sussultava a ogni riflessione a ogni cambiamento nelle opinioni di Zapata, se fosse ancora vivo. Mi direbbe che,
probabilmente, i potenti e prepotenti della Terra stanno pensando di trasferire noi poveracci, una volta anziani, in qualche altro pianetino e non sporcarsi così le loro delicate manine del sangue dei loro ormai ex schiavi. È questa la ragione di fondo per cui la Resistenza e l’antifascismo appaiono sempre più sgraditi, sempre più fastidiosi al nuovo potere. Mi sento estremamente grato ed estremamente amareggiato per ciò che mi avrebbe detto il fraterno Amico.
Esco dalla porta di casa e mi ritrovo, gli stessi mediocri padroni arroganti e impazienti che non accettano più neanche lo loro stessa legge uguale per tutti, la legge se la fabbricano ad personam con i loro parlamentini di yes-men (Berlusca docet). Democrazia, della gigantesca macchina dai mille congegni che dovrebbe garantire un mediocre benessere a tutti e un’inedia peggiore dell’inferno a chi non saprà adeguarsi al sistema di vita della massa silente e tollerante incapace di opporsi a queste bestie parassitarie e vampiresche.
Prendere coscienza di questo tipo di problematiche porta inevitabilmente al rifiuto dell’obsoleto sistema di “via democratica al potere” di togliattiana memoria e di conseguenza, penso che sia arrivato il momento di prendere atto che la decantata “Democrazia a Suffragio Universale” si è mostrata in tutto il suo maledetto squallore.
Emilio mi avrebbe suggerito di riprendere in mano “La Fattoria degli Animali” di George Orwell e rileggere attentamente che, stanchi dei soprusi, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi agli umani e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull’uguaglianza dove, Tutti gli animali saranno uguali, ma alcuni animali saranno più uguali degli altri.”
Gigino A Pellegrini

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