LE “ FRAGILITA’ “ DELLA MELONI: ANTIFASCISMO E STAMPA
Due sono i “talloni d’Achille” che scoprono le “fragilità” della Premier: l’impossibilità, per calcolo o convinzione, di dirsi antifascista e i rapporti con i giornalisti.
E il viaggio in Cina conferma l’impossibilità di Giorgia Meloni di avere un rapporto “normale” con la stampa, addirittura lasciata fuori a Pechino dal vertice con Xi Jinping con la “scusa” davvero puerile che non ci sarebbero stati posti disponibili. Responsabilità cinese? Affatto, anzi sorpresa per questa decisione tutta italiana.
Come avviene in circostanze del genere, infatti, un ristretto pool di giornalisti del Paese ospitato assiste alle battute iniziali. E’ avvenuto nei mesi scorsi con premier del calibro di Macron e Scholz. Con la Meloni, no.
Perché? La verità sembra più semplice. Lo staff della ragazzotta della Garbatella – si dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari – ha paura che la nostra Presidente del Consiglio non sia in grado di sostenere il confronto con i giornalisti, che le saltino i nervi e gli occhi le escano fuori dalle orbite.
Del resto, nelle poche occasioni che si sono avute, Meloni non è apparsa mai serena. Basti ricordare la conferenza stampa di gennaio e quella di Cutro pochi giorni dopo il naufragio di un barcone di migranti.
In quella occasione dovette intervenire in maniera piuttosto energica la segretaria particolare Patrizia Scurti – che l’accompagna sempre, spesso sedendole accanto ai tavoli dei vertici anche per darle sicurezza – per riprendere l’allora portavoce Mario Sechi perché “facesse qualcosa” per interrompere l’assedio della stampa.
Sechi dopo qualche mese ha lasciato l’incarico per andare a dirigere Libero e i rapporti con i giornalisti vengono curati bene da Fabrizio Alfano, ex portavoce di Gianfranco Fini. Ma quando c’è qualche problema ecco intervenire il sottosegretario Gianbattista Fazzolari, supervisore delle chat interne che di primo mattino vengono inviate ai parlamentari di FdI.
Ed è stato Fazzolari che ha permesso alla Premier di “svicolare” sul dossier dell’UE critico sulla libertà di stampa in Italia ma anche su temi “caldi” come il premierato, la riforma della giustizia, le prossime nomine Rai.
Bene, Meloni glissa e – confondendo volutamente le acque – esclude che i rilievi mossi all’Italia siano della Commissione europea bensì di un altro dossier, altrettanto critico ma di giornalisti europei, che tra le sue fonti cita analisti di quotidiani che permettono alla Premier di parlare di strumentalizzazioni da parte di “media nemici”.
Una sola osservazione: La Presidente del Consiglio non dice nulla su premierato, giustizia e rai sui quali invece il dossier della Commissione è stato molto critico.
La “regia” Fazzolari ha funzionato.
PdA