Scuola: Meloni, decreto di… buon senso. Ma solo per lei

Punture di spillo-

Sì, uno strumento di buon senso. Anche se entrerà in vigore con il prossimo anno scolastico quando, con ogni probabilità, gli italiani l’avranno già sfrattata da Palazzo Chigi insieme alla “onnipresente” segretaria personale con la sacca delle scarpe di ricambio al seguito.

E dire che il Governo, se lo avesse realmente voluto, ha avuto quattro anni di tempo per varare – senza squilli di tromba – un provvedimento che dice di ritenere necessario ed urgente. Ma questi due aggettivi, richiesti dalla Costituzione per l’emanazione di un decreto, la Premier dimostra di conoscerli solo con il fiato di Vannacci suo collo e le elezioni alle porte, definendo le norme “strumenti di buon senso”. Come ha fatto per l’abolizione del bollo auto, ovviamente per il solo 2027. Ed ha il coraggio di escludere che si tratti di misure elettorali!La verità è che la Ducetta ha cercato di “galleggiare” fino al referendum perso sulla giustizia. Poi è crollata, e da quel momento è allo sbando come un pugile che è andato al tappeto e si è a rialzato solo perché l’avversario non sa infierire.Diciamo che al quarto anno emerge in tutta evidenza la sua personale pochezza e quella della Coalizione di Destra che la dovrebbe sostenere.

I programmi sono andati a farsi benedire, come le riforme tentate. E, a quel punto, accelerata sulla nuova legge elettorale studiata “ad Meloni” che, dopo il sì del Senato, attende solo il disco verde della Camera.Tutto facile? Non è detto perché a Montecitorio, c’è l’incognita del voto segreto con il quale, già a luglio, i franchi tiratori hanno rimandato la normativa al Senato.Il rischio c’è e la Premier, non fidandosi dei suoi collaboratori e degli alleati, è scesa in campo minacciando di tornare alle urne a gennaio. A lei non importa nulla, il record lo ha portato a casa. I parlamentari no e per quelli al primo mandato la pensione scatta il 14 aprile prossimo.Ed è su questo elemento che Meloni ricatta i possibili franchi tiratori. A luglio non si è dimessa perché doveva incamerare il record di durata del governo. Oggi non gliene può importare di meno.Il problema è semmai il Quirinale cui spetta per Costituzione lo scioglimento del Parlamento. Mattarella sarà d’accordo? Potrebbe rinviare il Governo alle Camere o dare vita ad un esecutivo di pochi mesi. Come si comporteranno i parlamentari di prima nomina? Che ruolo giocherà per loro la perdita della pensione? La legge elettorale, surrogata del Premierato finito nel dimenticatoio, e il decreto scuola che fine faranno? Ma soprattutto l’ex generale Vannacci?In caso d’interruzione della legislatura, una conseguenza ci sarà anche per Giorgia Meloni: La scuola dove ha conseguito il diploma di maturità linguistica Amerigo Vespucci continuerà ad essere un istituto tecnico e non potrà chiamarsi liceo. Una stupidaggine! Ma per chi ha voluto che il ministero dell’Istruzione fosse anche “del Merito”…. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!

PdeA

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