Punture di spillo
Meloni e Salvini, due ex ragazzotti rispettivamente di 49 e 53 anni, che straparlano spesso senza pensare e che, nella scuola degli anni ’50, la maestra o il maestro avrebbero messi dietro la lavagna con le orecchie d’asino perché sorpresi a “copiare”.
L’una, la Premier, ad inseguire l’ex generale Vannacci nella guerra all’immigrato. L’altro a… Putinizzarsi! Ben lontani dalle Nilde Iotti e dalle Tina Anselmi, dagli Umberto Bossi e dagli Enrico Berlinguer degli anni d’oro della politica italiana. Vero è che ogni epoca ha i suoi… Esempi. Oggi ci accontentiamo di quello che passa il convento: Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che però avrebbero potuto “copiare” personaggi di ben altra statura. Ma la Presidente del Consiglio, oltre che … somarella è anche un po’… scordarella. Non ricorda infatti che la ministra Mariastella Gelmini, già nel 2010 con il Berlusconi IV, aveva emesso una circolare che fissava per ogni classe un tetto del 30% di studenti stranieri. Ed è grave che Giorgia Meloni non lo abbia tenuto presente, essendo stata Ministro nello stesso governo! Evidentemente, la quasi certezza di venire bocciata dagli italiani e il fiato sul collo del suo competitor Vannacci, l’ha portata a dimenticare di non essere “originale” neppure su questo e di ignorare la difficoltà per la scuola di rispettare questa eventuale nuova direttiva. C’è infatti un non trascurabile elemento di comunione tra la scuola dell’ex generale e quella della Ducetta: il vizio di incostituzionalità: Ma qui entriamo in un altro campo, ben più minato, che Meloni ha già sperimentato con la madre di tutte le riforme: Il premierato. Che n’è stato? In quale stanzino di Palazzo Chigi è finito? Ma veniamo a Matteo Salvini. Ci sarà pure un motivo per cui la ”narrazione” lo accredita come il peggiore ministro della storia repubblicana e se il collega Giovanbattista Fazzolari lo ha definito un bimbominchia nelle chat interne di Fratelli d’Italia. Senza alcuna smentita! Tralasciamo tutta la vicenda del Papeete che lo ha portato dal 34 per cento del 2019 alla soglia di permanenza in Parlamento – che comunque ci dà lo spessore del Capitano – per soffermarci sulla genialità, per salvare il c….lo, di portare Vannacci in politica.
Bene, se oggi Giorgia Meloni si deve guardare le chiappe dall’ex generale, lo deve proprio a lui, a Matteo Salvini che forse l’unico libro che ha letto è “Il mondo al contrario”. Ora, questo moderno “Cavour” lombardo si trova con i dirigenti del Nord che lo vorrebbero far scendere dal treno della Lega. E lui che t’inventa? Non essendo capace – come invece il collega Lollobrigida, di trovare il freno a mano e temendo di farsi male scendendo in corsa – ha scelto il più comodo pratone di Pontida per imbullonarsi sulla poltrona di segretario.
Come? Con un congresso straordinario “farsa” ad ottobre, per salvare la leadership e per farsi confermare segretario per… alzata di mano, almeno fino alle elezioni. Giusto il tempo di “addomesticare” le liste, se glielo permetteranno, di perdere le politiche, e solo allora buttato fuori a calci non solo dai dirigenti ma anche dalla base, una parte della quale lo ha applaudito. Una bella battaglia tra chi studia di meno e chi beve troppi “bianchetti” od “ombre” E Vannacci guarda e… sorride!
PdeA