UN GIORNO DI SETTEMBRE

Beaumont sur Mer-

L’11 settembre al mio risveglio non ho pensato alle torri gemelle di New York. Dopo aver bevuto un caffè, il mio pensiero si è indirizzato ai versi della poesia “L’Ulisse” di Cesare Pavese. Ulisse viene citato dall’autore solo nel titolo della sua composizione. Il leggendario eroe viene raccontato come se si trattasse di un semplice uomo, che se non avessimo letto il titolo non riconosceremmo mai nel personaggio mitico, forse.“Per la fresca finestra scorre amaro un sentore di foglie. Ma il vecchio non si muove dal buio, non ha sonno la notte,e vorrebbe aver sonno e scordare ogni cosa come un tempo al ritorno dopo un lungo cammino.Per scaldarsi, una volta gridava e picchiava”.

Sempre oggi, all’alba, da dietro le colline che cingono la piccola cittadina di Amantea nella Calabria tirrenica, il sole sorgerà e splenderà come sempre sulle acque calme del mare di Ulisse in Settembre, la collettività si sveglierà “tranquilla e serena” e questo scritto, per molti, sarà semplicemente una semplice esagerazione. Un fastidio.Qualche giorno prima, l’attore americano George Clooney, dal Festival del cinema di Venezia, ha fatto a pezzi l’amministrazione americana e i suoi metodi con parole durissime, denunciando come sia diventata normale la crudeltà da parte di chi governa. L’attore ha portato l’esempio choc del segretario alla Difesa Pete Hegseth e del suo post in cui sbeffeggiava due donne dell’esercito canadese, puntando il dito contro una deriva fatta di cattiveria e totale assenza di decenza.Questa la sua denuncia.

Viviamo in un momento in cui ci si chiede: “Dov’è finito il senso del decoro? C’è una grande parola, “cacistocrazia”, che significa un Paese governato dalle persone meno qualificate. Ma ne usciremo. Avremo un’elezione a novembre che dovrebbe fungere da argine e bilanciamento, e poi nel 2028, con un po’ di fortuna, ripristineremo un po’ di normalità.”Una fotografia impietosa di un potere che ha scambiato la meschinità e la spietatezza per forza politica. Molti di Voi si chiederanno: “Cosa c’entra tutto questo con la nostra realtà”?Altri, probabilmente pochi, vedranno il nesso senza troppe difficoltà.Bisognerebbe identificarsi come cittadino di un mondo molto più piccolo di come poteva apparire meno di un secolo fa e prendere coscienza che l’essere umano è più importante del cittadino, e la vita umana, sociale è più importante della vita politica. Forse una rivolta sociale, una azione dell’uomo contro la vita disumanizzata, perché muove dal punto di vista del singolo individuo reale, perché la comunità, contro la cui separazione da sé l’individuo reagisce, è la vera comunità dell’uomo, la natura umana. il rovesciamento del potere esistente che ha relegato questa fetta di mondo alla povertà e all’isolamento, e la dissoluzione dei vecchi rapporti sarà palesemente un vero atto politico.

Oggi sei uomini (pochi mesi fa erano otto), hanno tanta ricchezza quanta ne possiede la metà della popolazione mondiale – e incorporano sempre più l’economia mondiale. L’aspetto nauseabondo di tutto questo sta nell’ essere componente impotente della popolazione mondiale manipolata dai potenti e vedere i poveri propri simili che difendono i ricchi responsabili della loro povertà.Quasi alla fine degli anni Sessanta, un ragazzo non ancora adulto, si vide costretto a lasciare la propria terra perché essa non riusciva a soddisfare la sua famelicità nel cercare le risposte alla condizione socio-culturale ed economica nella quale tutto il popolo, di cui faceva parte, era sprofondato. Preferisce partire, non accettando d’essere suddito, nella propria terra, delle mire di grandezza dei Savoia. La cosiddetta “unificazione” dell’Italia.Calipso: “Odisseo, non c’è nulla di molto diverso. Anche tu hai veduto e patito ogni cosa. Io forse un giorno ti dirò quel che ho patito. Tutti e due siamo stanchi di un grosso destino. Perché continuare? Che t’importa che l’isola non sia quella che cercavi? Qui mai nulla succede. C’è un po’ di terra e un orizzonte. Qui puoi vivere sempre.” L’Odissea narrata da Omero inizia con l’inequivocabile decisione di Giove di far tornare Ulisse ad Itaca, dopo che la guerra di Troia l’aveva tenuto impegnato per 10 anni. Ma al ritorno, l’eroe viene sorpreso da una tempesta e la nave fa naufragio nei pressi dell’isola di Ogigia, abitata dalla bellissima Calipso figlia di Atlante.

Nel 1949 un altro Ulisse vide la luce, da uno che invece cercava di smarcarsi da qualsiasi etichetta: fu l’Odisseo dei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese. Lo stesso autore, nella presentazione in terza persona all’opera, scrive infatti: «Cesare Pavese, che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista, specializzato in campagne e periferie americano-piemontesi, ci scopre in questi Dialoghi un nuovo aspetto del suo temperamento […]. Pavese si è ricordato di quand’era a scuola e di quel che leggeva: si è ricordato dei libri che legge ogni giorno, degli unici libri che legge.Oggi, quasi sessanta anni dopo, quel ragazzo è tornato a casa e quello che ha trovato non è quello che aveva desiderato per mezzo secolo.

Gigino Adriano Pellegrini

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