Punture di spillo-
“In qualunque momento la premier ci porterà al voto, prima è, meglio è”. Per il Paese o per il Campo Largo che non ha ancora né un leader né un programma? Va bene che tra un anno si andrà alle urne e qualunque sparata si può perdonare. Ma a tutto c’è un limite, alle spacconate no!
b Augurarsi di votare al più presto e dire di essere pronti per mandare Giorgia Meloni a casa non è una prova di forza ma solo una boutade che nuoce alla credibilità dello sfidante. Anche perché ancora non sappiamo con quale sistema andremo alle urne.Proprio sulla data, la Destra sta giocando come il gatto con il topo per mettere in crisi gli avversari. Se il Melonellum supererà il voto segreto alla Camera, la Ducetta avrà tutto l’interesse di andare a votare al massimo in primavera, se non anche prima, per non dare tempo alla Corte Costituzionale di sentenziarne l’incostituzionalità.E il Campo Largo, e sull’accelerazioni dell’appuntamento elettorale, sarebbe d’accordo? Anche con le preferenze farlocche, l’indicazione del futuro Premier sul programma elettorale e con le firme quadruplicate per creare problemi a chi non è già presente in Parlamento? Forse, sarebbe invece auspicabile un maggiore lasso di tempo puntando proprio sulla incostituzionalità della legge o su parti di essa. E non sarebbe meglio, in caso di vittoria, prendere le redini del governo alla fine di ottobre scaricando sulla Destra la responsabilità di una finanziaria che, anche per colpa di chi ha governato senza fare nulla, farà ancora piangere gli italiani? Perché allora spingere per una velocizzazione delle elezioni? E, guardando in casa propria, come stanno i Partiti della Coalizione progressista con la stesura, nero su bianco, del programma e l’individuazione del candidato Premier? Schlein, testardamente unitaria, è convinta che tutto il PD e i 5 Stelle la voteranno? E perché non ha utilizzato questi mesi per trovare un accordo con Giuseppe Conte?Non siamo bambini ai quali raccontare le favole, come per quattro anni ha fatto la Presidente del Consiglio. Anche questo sarebbe un cambio di regime rispetto al passato.Non si può sentire la segretaria dire che “il PD non è mai stato più unito di così” e non riconoscere che la politica estera resta una delle faglie più profonde, in una parte del Partito e con i 5 Stelle. Ed è probabile che proprio questo sia uno dei motivi che impediscono la stesura del programma.
Gli italiani, per votare, hanno bisogno di certezze e di sapere quale futuro la Sinistra immagina per il Paese su lavoro, sanità, Europa e in particolare sulla politica estera.Ed ancora: il Campo Largo è d’accordo nello smantellare, da subito, qualora non venisse bocciata dalla Consulta, una legge elettorale cucita su misura sulle esigenze della Destra a seconda dell’andamento dei sondaggi, con o senza Vannacci?Sono le risposte che attendono anche le migliaia di cittadini abbonatisi da tempo all’astensionismo.
PdeA