Meloni: dal duce alla ducetta, i governi…fascisti “durano”

Punture di spillo

Fu vera gloria? Si chiese Alessandro Manzoni a proposito di Napoleone. Fu vera gloria si chiedono gli italiani a proposito del record di longevità che Giorgia Meloni ha raggiunto con il suo governo? Dipende dai parametri. Furbescamente, la ragazzotta arrivata dalla Garbatella, e formatasi con i post “camerati” di Colle Oppio, prende come punto riferimento i governi del suo pigmalione: Silvio Berlusconi.

Evita invece, altrettanto furbescamente, quello di Benito Mussolini protrattosi dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. E lo fa a ragion veduta, considerati i “sistemi” con i quali il Duce mantenne il potere per oltre un ventennio.

E qui esplode una prima contraddizione. Meloni è potuta arrivare a Palazzo Chigi in virtù di libere elezioni e di una Costituzione nata dalla resistenza a quel fascismo che, contrariamente a Gianfranco Fini, lei non ha mai definito “il male assoluto”.

Non solo ma con la “mamma di tutte le riforme”, il premierato, rimesso velocemente nel cassetto dei sogni, la Ducetta ha fatto di tutto per stravolgerla e attribuirsi poteri che oggi non le sono consentiti. Ed ha vissuto con un certo fastidio le date più importanti della nostra storia repubblicana: il 25 aprile e il 2 giugno.

L’abbiamo vista, esclusivamente per obblighi istituzionali, salire disinvoltamente le scale dell’altare della patria con delle sportive sneakers, non per accompagnare il Capo dello Stato a rendere omaggio ai caduti di tutte le guerre, ma come se dovesse andare a fare ginnastica in una palestra vicino casa. Si dirà, le faranno male i piedi! Sempre in tutti e quattro gli anni! E quando riceve i Capi di Stato a Palazzo Chigi tutta in ghingheri e piattino? No, quelle scarpe sportive hanno sempre voluto essere uno “sberleffo” per le due dati più importanti degli italiani. Certo non dei “nipotini” di Giorgio Almirante. Ma torniamo all’interrogativo del “fu vera gloria”. Forse, la domanda più corretta sarebbe: Dopo quattro anni di governo Meloni gli italiani stanno meglio? I problemi della scuola sono stati “avviati” a soluzione? Sulla sanità le liste di attesa sono diminuite? Le città, grandi e piccole, sono più sicure? Il carrello della spesa ha retto l’inflazione? Non direi, se risulta aumentata del 30%.

L’esperienza personale di un pensionato: Nel 2022, con cinquanta euro, ogni settimana facevo al supermercato una spesa dignitosa acquistando il necessario. Oggi, per le stesse cose allo stesso supermercato, occorrono cento euro. Ovvio, se le patate – che erano il piatto di tutti i giorni in tempo di guerra – in quattro anni sono aumentate del 43,5%, le zucchine del 51 e le uova del 43.

E non parliamo del costo del carburante e dell’energia. Si dirà, è la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz. Vero! Ma chi ha scatenato la guerra se non quel Trump di cui Meloni si vantava di essere l’amichetta, in senso buono?

In definitiva, Giorgia fa bene a festeggiare il record di durata del suo governo con il popolo postfascista, e fa bene a non parametrarlo al suo “avo” politico. Ma, a questa cerimonia, gli italiani non sono stati giustamente invitati, e non festeggiano, perché stanno molto peggio di quando la Ducetta è arrivata a Palazzo Chigi. Il racconto “buonista” lo hanno parametrato sulle loro tasche: vuote!

PdeA

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