Beaumont sur Mer
Girando in un supermercato della globalizzazione oggi, l’uomo meridionale sembra aver perso il senso della scoperta. La globalizzazione tende infatti a cancellare le differenze culturali, creando un senso di vuoto e insicurezza. Ma maturare un senso di sana appartenenza e di conoscenza per la propria storia aiuta ad aprirsi agli altri senza timore, verso la scoperta della storia e della particolarità dell’altro.
Rischiando di passare per un arrogante saputello, val la pena ricordare che la politica riguarda il comportamento della società, mentre l’etica quello dell’individuo. Per Platone il cittadino e l’uomo erano ancora un tutt’uno ma con l’avvento di Aristotele il punto di partenza è stato “l’uomo è per natura un animale politico”. Affermando che né gli animali né gli dei potevano essere politici: solo l’uomo poteva esserlo”. Questo significa che l’uomo è legato ad una vita comunitaria con gli altri. Anche altri animali lo fanno, ma è un fatto istintivo. In loro manca la coscienza e l’aspetto creativo.
Essere un animale politico per l’uomo vuol dire anche rifiutare il cosiddetto “contrattualismo” secondo il quale lo stato è un contratto, una convenzione fatta a tavolino dagli uomini, semplicemente perché stare insieme è vantaggioso. Non è così per Aristotele che pensa, e non gli si può dare torto, che gli uomini vivono insieme per attitudine naturale. L’uomo, come scriveva Aristotele, è un animale sociale. Questo fatto lo pone in situazioni e genera problemi e modi di risolverli che non hanno precedente alcuno al livello organico biologico. Infatti l’uomo è sociale in altro senso che non l’ape e la formica, perché le sue attività s’inseriscono in un ambiente culturalmente trasmesso, di modo che ciò ch’egli fa e il modo in cui agisce non è determinato da strutture organiche ed eredità fisiche soltanto, ma dall’influenza di un’eredità culturale incanalata in tradizioni, istituzioni, costumi e nelle finalità e credenze che quelle comportano ed ispirano.
Sarebbe il compito degli studiosi farlo sapere ai padroni del mondo.Anche se l’uomo avesse tutto ciò di cui necessita e fosse autonomo tenderebbe sempre a vivere insieme agli altri. Questo dovrebbe essere il punto di partenza e richiede un coinvolgimento politico collettivo, non partitico, ma nel senso necessario di orientare queste “inchieste” e dare ad esse risposte al fine di migliorare la vita sociale ed economica in generale ed in particolare nel sud del mondo.Il quadro complessivo, purtroppo, è quello di una gran parte del mondo che la crisi ha lasciato ancora più diviso e diseguale che nel passato; gli effetti negativi di tale situazione sembrano purtroppo non solo transitori ma strutturali, con la prospettiva concreta di un sottosviluppo permanente, voluto fin dalla cosiddetta globalizzazione del mondo che avrebbe dovuto unire e connettere tutti i paesi del pianeta attraverso scambi veloci di merci, denaro, idee, culture e informazioni.
Un mondo, un unico grande mercato e una sola grande comunità, dove i confini e le distanze sarebbero diventate sempre meno.Nel Sud del mondo, il diritto finisce con l’essere sempre più accantonato quando la forza e prepotenza continuano a prevalere: è con profonda amarezza che in questi ultimissimi anni abbiamo visto andare in frantumi il tentativo di costruire anche i rapporti internazionali sul piano del diritto e non in base alla mera potenza, come siamo testimoni in questa fase storica.
Non c’è riforma che tenga né la “via democratica al potere di Togliattiana memoria. Il potere dello Stato borghese non può essere riformato o conquistato attraverso le istituzioni parlamentari, ma deve essere annientato con la lotta rivoluzionaria. È pacifico che l’attuale Stato borghese è il protettore degli interessi e dei privilegi capitalistici, e che lo Stato proletario di domani dovrà essere invece l’artefice della demolizione dei privilegi economici del capitalismo ed il costruttore della economia collettiva, ossia delle basi di una società senza divisioni di classe e senza Stato.”
Gigino Adriano Pellegrini